Lo stress da calore nei luoghi di lavoro deve essere considerato all’interno della valutazione di tutti i rischi prevista dall’articolo 28 del Dlgs 81/2008. Il microclima rientra tra gli agenti fisici disciplinati dal Titolo VIII e, ai sensi degli articoli 181 e 182, il datore di lavoro deve identificare l’esposizione, adottare adeguate misure di prevenzione e protezione e aggiornare la valutazione quando cambiano le condizioni operative o ambientali. Anche l’Allegato IV, al punto 1.9, richiede che temperatura, umidità, aerazione e caratteristiche dei locali siano adeguate alla natura delle attività svolte.
Il rischio non riguarda soltanto chi lavora all’aperto durante le ondate di calore, ma anche gli addetti impiegati in capannoni non climatizzati, vicino a forni, macchinari o superfici che producono calore e nelle mansioni caratterizzate da intenso sforzo fisico o dall’uso prolungato di DPI. La valutazione deve considerare temperatura, umidità, irraggiamento solare, ventilazione, carico metabolico, abbigliamento, durata dell’esposizione e condizioni individuali che possono aumentare la vulnerabilità. Le nuove tecnologie possono migliorare la capacità di individuare tempestivamente le situazioni critiche, ma devono essere inserite in un sistema di prevenzione già fondato su organizzazione, formazione, sorveglianza e procedure operative.
Le tecnologie per il calore e il monitoraggio in tempo reale
Le tecnologie per il calore permettono di affiancare ai dati ambientali informazioni più vicine alle condizioni effettive del singolo lavoratore. I dispositivi digitali indossabili possono rilevare parametri come temperatura cutanea, frequenza cardiaca, livello di sforzo, saturazione di ossigeno e frequenza respiratoria. Attraverso l’elaborazione combinata di questi dati, i sistemi possono stimare l’aumento dello stress termico e generare avvisi quando vengono superate determinate soglie. Il lavoratore può così ricevere indicazioni immediate per interrompere temporaneamente l’attività, ridurre il ritmo, bere acqua o raggiungere un’area ombreggiata e ventilata.
Le applicazioni per smartphone svolgono una funzione simile utilizzando dati meteorologici, posizione, tipo di attività, abbigliamento e informazioni inserite all’inizio del turno. A queste soluzioni si aggiungono gli indumenti di raffreddamento personale, basati sulla ventilazione, sulla circolazione di liquidi o su materiali capaci di assorbire e disperdere il calore. Il loro impiego può ridurre il disagio e favorire la dispersione termica nelle attività in cui l’esposizione non può essere completamente eliminata. Questi strumenti consentono un monitoraggio più dinamico rispetto alla sola temperatura esterna, che non sempre rappresenta le reali condizioni presenti nel luogo di lavoro o il diverso livello di rischio affrontato dalle singole persone.
Le misure aziendali da integrare con gli strumenti digitali
Le imprese devono tuttavia evitare che l’innovazione venga considerata una sostituzione delle misure collettive e organizzative. Sensori, applicazioni e indumenti tecnici sono strumenti complementari e non eliminano l’obbligo di programmare pause adeguate, garantire acqua fresca, predisporre zone di recupero, modificare turni e orari, favorire l’acclimatazione e limitare le attività più pesanti nelle ore maggiormente critiche.
Prima dell’introduzione di un sistema digitale è necessario definirne finalità, affidabilità, modalità di utilizzo, soglie di allarme e procedure da applicare quando viene rilevato un pericolo. Devono inoltre essere chiariti i soggetti autorizzati a consultare i dati, evitando forme di controllo non pertinenti rispetto alla tutela della salute e garantendo una gestione trasparente delle informazioni personali. Il coinvolgimento del servizio di prevenzione e protezione, del medico competente, dei preposti e dei lavoratori consente di verificare se la tecnologia sia realmente adatta alle mansioni e agli ambienti considerati.
La formazione deve spiegare il significato degli allarmi, i limiti degli strumenti e i comportamenti da adottare, senza affidarsi esclusivamente alle notifiche automatiche. Una gestione efficace dello stress da calore nasce quindi dall’integrazione tra valutazione del rischio, misure tecniche, organizzazione del lavoro e monitoraggio intelligente. L’obiettivo non è raccogliere più dati, ma trasformarli in interventi tempestivi e concreti capaci di prevenire malori, errori operativi e infortuni.


