Stress termico e DPI: prevenire i rischi del lavoro al caldo

Stress termico e DPI: prevenire i rischi del lavoro al caldo

Lo stress termico rappresenta un rischio per la salute e la sicurezza quando le condizioni ambientali, l’intensità dell’attività fisica e gli indumenti indossati ostacolano la capacità dell’organismo di mantenere una temperatura corporea adeguata. Il Dlgs 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti nell’attività aziendale, come previsto dagli articoli 17 e 28, comprendendo anche quelli derivanti dal microclima. L’articolo 180 include infatti il microclima tra gli agenti fisici che possono compromettere la salute e la sicurezza, mentre l’articolo 181 richiede di valutarne l’esposizione e di adottare misure di prevenzione adeguate. 

Per i dispositivi di protezione individuale trovano inoltre applicazione gli articoli da 74 a 79. In particolare, i DPI devono essere adeguati ai rischi da prevenire, alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro e alle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore. La loro scelta non può quindi basarsi soltanto sulla capacità di proteggere da sostanze, particelle o altri agenti pericolosi, ma deve considerare anche il carico termico prodotto durante l’utilizzo.

Lo stress termico aumenta con DPI poco traspiranti

Lo stress termico può essere aggravato dall’impiego prolungato di tute, guanti, maschere e altri indumenti protettivi che limitano la circolazione dell’aria e l’evaporazione del sudore. In questi casi, il calore prodotto dall’attività fisica può rimanere intrappolato vicino al corpo, aumentando l’affaticamento e la perdita di liquidi. Le conseguenze possono comprendere disidratazione, crampi, vertigini, riduzione della concentrazione, esaurimento da calore e, nei casi più gravi, colpo di calore. Il problema non riguarda soltanto il benessere del lavoratore. Una condizione di disagio elevato può ridurre la capacità decisionale, rallentare i tempi di reazione e favorire errori durante l’utilizzo di macchine, attrezzature o sostanze pericolose.

Inoltre, un DPI percepito come eccessivamente caldo o limitante può essere indossato in modo scorretto, aperto, modificato o rimosso prima del termine dell’attività. La scelta deve quindi cercare un equilibrio tra protezione, traspirabilità, vestibilità e durata dell’impiego. Il comfort non deve essere valutato soltanto attraverso impressioni soggettive, ma anche mediante dati tecnici e prove che misurano la capacità del materiale di favorire il trasferimento del calore e del vapore acqueo. Questi parametri permettono di confrontare soluzioni diverse senza ridurre il livello di protezione necessario.

Le misure aziendali per ridurre il carico termico dei DPI

Le imprese devono integrare la scelta dei DPI in una strategia più ampia di prevenzione dello stress termico. La prima misura consiste nell’eliminare o ridurre il rischio alla fonte attraverso ventilazione, schermature, aspirazione del calore, zone ombreggiate e organizzazione delle attività nelle ore meno calde. Devono poi essere programmati periodi di pausa in aree fresche, disponibilità costante di acqua e tempi di acclimatamento per i lavoratori nuovi o rientrati dopo un’assenza. 

Nella selezione dei DPI occorre valutare il tipo di pericolo, la temperatura, l’umidità, l’intensità dello sforzo, la durata del compito e l’eventuale utilizzo contemporaneo di più dispositivi. I lavoratori devono ricevere istruzioni chiare sulle modalità corrette di vestizione, uso, rimozione e sostituzione, oltre a essere formati per riconoscere tempestivamente i sintomi del malessere da calore. 

È inoltre utile raccogliere le segnalazioni degli utilizzatori, verificare l’effettiva compatibilità dei dispositivi con le mansioni e aggiornare il DVR quando cambiano le condizioni climatiche, produttive o organizzative. La traspirabilità non può giustificare una riduzione della protezione richiesta, ma deve diventare uno dei criteri tecnici utilizzati per individuare il dispositivo più adeguato. Una selezione corretta migliora l’aderenza alle procedure, limita l’affaticamento e contribuisce a prevenire comportamenti pericolosi.

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