Caldo estremo: ordinanze regionali per ridurre gli infortuni

Caldo estremo: ordinanze regionali per ridurre gli infortuni

Il caldo estremo è ormai un fattore di rischio strutturale per molte attività lavorative svolte all’aperto o in ambienti non adeguatamente ventilati. Il quadro normativo richiama anzitutto l’art. 2087 del codice civile, che impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica del lavoratore, e il Dlgs 81/2008, in particolare gli articoli 15, 17, 18 e 28, relativi alla valutazione dei rischi, alla programmazione della prevenzione e all’aggiornamento del DVR. 

In questo contesto si inseriscono le ordinanze regionali anti-caldo, adottate per limitare o sospendere le attività più esposte nelle giornate in cui le previsioni indicano un livello di rischio elevato. La tutela non riguarda solo l’emergenza, ma una corretta organizzazione del lavoro, fondata su prevenzione, monitoraggio e adeguamento delle misure aziendali.

Caldo estremo e stop nelle fasce orarie a rischio alto

Le ordinanze regionali si basano su un criterio operativo chiaro: nei giorni e nei territori in cui la piattaforma previsionale segnala un rischio alto per lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa, le attività all’aperto possono essere sospese nella fascia più critica, generalmente dalle 12:30 alle 16:00. I settori maggiormente interessati sono edilizia, agricoltura, florovivaismo, attività estrattive, logistica di piazzale, manutenzione stradale e ferroviaria, consegne urbane e comparti in cui l’esposizione al sole o lo sforzo fisico risultano particolarmente rilevanti. 

Lo studio Cnr-Inail conferma l’efficacia di questo approccio: nelle regioni che hanno adottato ordinanze, i tassi di infortunio risultano inferiori rispetto ai territori privi di provvedimenti analoghi. Nel settore delle costruzioni la riduzione è pari al 21,9%, in agricoltura si attesta intorno al 25% e, nelle giornate classificate a rischio più elevato, il calo degli infortuni nel comparto edile supera il 40%.

Le misure che le imprese devono integrare nell’organizzazione

Le imprese sono chiamate a tradurre queste indicazioni in scelte organizzative concrete. La presenza di un’ordinanza non esaurisce infatti gli obblighi aziendali, ma rafforza la necessità di pianificare turni, pause, orari di lavoro, disponibilità di acqua, aree d’ombra, dispositivi adeguati e procedure di emergenza.

Particolare attenzione deve essere riservata ai lavoratori più esposti o fragili, alla formazione sulle patologie da calore e alla tempestiva consultazione delle previsioni di rischio. Per i datori di lavoro, il punto centrale è aggiornare la valutazione dei rischi quando le condizioni climatiche incidono concretamente sull’attività svolta. 

Per i lavoratori, invece, le ordinanze rappresentano una tutela diretta, perché riducono l’esposizione nelle ore più pericolose e rendono più chiari i comportamenti da adottare. La prevenzione del caldo estremo diventa quindi parte integrante della sicurezza sul lavoro e non una misura episodica legata solo ai picchi estivi.

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