La medicina del lavoro assume un ruolo sempre più rilevante di fronte ai cambiamenti che stanno interessando organizzazione, tecnologie e composizione della forza lavoro. Un recente approfondimento europeo sulla medicina del lavoro, basato su un’indagine condotta in 22 Paesi, evidenzia come la sorveglianza sanitaria e la prevenzione debbano confrontarsi con rischi e modalità di lavoro in continua evoluzione. In Italia il quadro di riferimento resta il Dlgs 81/2008.
L’art. 25 stabilisce che il medico competente collabori con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, programmi ed effettui la sorveglianza sanitaria e partecipi alla definizione delle misure per la tutela della salute dei lavoratori. L’art. 41 disciplina invece la sorveglianza sanitaria, prevedendo visite preventive, periodiche e ulteriori accertamenti nei casi individuati dalla normativa. Il medico competente non svolge quindi soltanto una funzione sanitaria, ma partecipa attivamente al sistema di prevenzione aziendale, mettendo in relazione condizioni di salute, caratteristiche della mansione ed esposizione ai rischi.
La medicina del lavoro tra invecchiamento e nuovi rischi
La medicina del lavoro deve oggi confrontarsi con criticità che vanno oltre i rischi professionali tradizionali. Dall’indagine europea emerge innanzitutto il tema dell’invecchiamento della forza lavoro, indicato da molti Paesi come una delle principali sfide. L’aumento dell’età media dei lavoratori richiede maggiore attenzione alla capacità di svolgere la mansione nel tempo, alle condizioni croniche e all’adattamento delle attività lavorative. Un secondo elemento riguarda l’evoluzione dei rapporti di lavoro. Lavoratori impiegati tramite piattaforme digitali, forme contrattuali flessibili o attività esternalizzate possono infatti avere un accesso meno uniforme ai servizi di medicina del lavoro.
Anche la presenza crescente di lavoratori stranieri pone questioni legate alla lingua, alla conoscenza delle procedure di sicurezza e alle diverse culture della prevenzione. A queste trasformazioni si aggiungono le nuove tecnologie e l’introduzione di sostanze o processi produttivi innovativi. In alcuni casi, gli effetti sulla salute possono non essere ancora pienamente conosciuti o può mancare un approccio standardizzato per la sorveglianza degli esposti. Il quadro europeo segnala inoltre una carenza di specialisti in medicina del lavoro e una minore copertura dei servizi per i lavoratori delle microimprese e per chi opera con forme di impiego più flessibili.
Le imprese devono collegare sorveglianza sanitaria e rischi
Le imprese devono quindi considerare la sorveglianza sanitaria come parte integrante della gestione dei rischi e non come un adempimento separato. Il medico competente deve disporre delle informazioni necessarie sulle lavorazioni, sui rischi presenti e sui cambiamenti organizzativi per definire protocolli sanitari coerenti con le esposizioni effettive.
L’art. 29 del Dlgs 81/2008 prevede inoltre che la valutazione dei rischi venga effettuata, nei casi previsti, con la collaborazione del medico competente e che sia rielaborata quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. Questo collegamento diventa particolarmente importante quando cambiano tecnologie, sostanze utilizzate, organizzazione del lavoro o caratteristiche della popolazione aziendale.
Per le imprese significa verificare periodicamente se i protocolli sanitari siano ancora adeguati, favorire lo scambio di informazioni tra datore di lavoro, RSPP e medico competente e prestare attenzione anche ai lavoratori che potrebbero risultare maggiormente esposti o vulnerabili. L’evoluzione del lavoro rende quindi necessario un approccio più dinamico, capace di utilizzare i risultati della sorveglianza sanitaria non soltanto per esprimere il giudizio di idoneità, ma anche per migliorare concretamente le misure di prevenzione e tutela della salute.


