Gli infortuni sul lavoro restano uno dei principali indicatori per valutare l’efficacia delle politiche di prevenzione e delle misure adottate dalle imprese. La Relazione annuale INAIL 2025, presentata il 22 settembre 2026, offre un quadro aggiornato dell’andamento infortunistico e delle malattie professionali in Italia. Nel 2025 sono state registrate circa 600 mila denunce di infortunio, con un incremento dell’1,2% rispetto al 2024. Di queste, circa 519 mila hanno riguardato lavoratori e 81 mila studenti.
Tra le denunce riferite ai lavoratori, l’80% riguarda eventi avvenuti in occasione di lavoro, mentre il restante 20% è relativo agli infortuni in itinere, cioè durante il tragitto tra abitazione e luogo di lavoro, cresciuti del 2,4%. Le denunce con esito mortale sono state invece 1.198, rispetto alle 1.239 dell’anno precedente, con una riduzione del 3,3%. Il quadro si inserisce nel sistema di prevenzione delineato dal Dlgs 81/2008 e nelle misure introdotte dal decreto-legge 159/2025, convertito dalla legge 198/2025, che ha rafforzato diversi strumenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Infortuni sul lavoro: i settori più esposti e le malattie professionali
Gli infortuni continuano a concentrarsi in particolare in alcuni comparti produttivi. Manifatturiero, costruzioni, sanità, trasporti e commercio raccolgono complessivamente oltre il 70% delle denunce avvenute in occasione di lavoro nella gestione Industria e servizi. Sul fronte degli eventi mortali, quasi il 60% dei decessi si concentra invece nei settori delle costruzioni, del manifatturiero e dei trasporti. Accanto agli infortuni assume un peso crescente il fenomeno delle malattie professionali. Nel 2025 le denunce hanno raggiunto quota 98.312, rispetto alle 88.338 del 2024, con un incremento dell’11,3%.
Si tratta del valore più elevato registrato negli ultimi 26 anni. La crescita delle denunce non deve essere automaticamente interpretata come un peggioramento delle condizioni di lavoro, perché può riflettere anche una maggiore capacità di riconoscere e far emergere le patologie correlate all’attività professionale. Particolarmente rilevanti sono le malattie muscolo-scheletriche, che con circa 70 mila denunce rappresentano tre casi codificati su quattro. Pur essendo numericamente meno frequenti, le patologie tumorali costituiscono invece la principale causa di morte tra i lavoratori colpiti da malattia professionale.
La prevenzione deve concentrarsi sui rischi reali delle imprese
Le imprese possono utilizzare questi dati come strumento per orientare con maggiore precisione le proprie strategie di prevenzione. Il dato complessivo sugli infortuni mostra infatti che, nonostante la riduzione delle denunce mortali, permane la necessità di intervenire sulle attività e sui settori caratterizzati da una maggiore esposizione al rischio.
La valutazione prevista dal Dlgs 81/2008 deve quindi essere aggiornata alla realtà produttiva dell’azienda, considerando attrezzature, organizzazione del lavoro, movimentazione manuale dei carichi, rischi ergonomici, esposizione ad agenti pericolosi e modalità di spostamento dei lavoratori. Anche l’aumento delle malattie professionali richiama l’attenzione sui rischi che producono conseguenze nel medio e lungo periodo e che possono risultare meno immediatamente percepibili rispetto a un infortunio.
Il quadro INAIL conferma l’importanza di integrare valutazione dei rischi, formazione, sorveglianza sanitaria, manutenzione delle attrezzature e monitoraggio degli eventi e dei quasi infortuni. La prevenzione deve essere costruita sulla conoscenza dei rischi effettivamente presenti e verificata nel tempo, trasformando i dati disponibili in strumenti concreti per migliorare la tutela dei lavoratori.


