protocollo rischio incendio domestico

Rischio incendio nei luoghi di lavoro, un manuale Inail per i datori

Dall’Inail un documento tecnico per aumentare la consapevolezza dei datori di lavoro sul rischio incendio nei luoghi di lavoro.

Rischio incendio nei luoghi di lavoro

Il documento riporta l’evoluzione normativa nel corso degli anni ha caratterizzato tutto il settore della prevenzione incendi, soprattutto a seguito dell’emanazione del d.m. 3 agosto 2015 “Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’art. 15 del d.lgs. 8 marzo 2006, n. 139“, meglio noto come “Codice di prevenzione incendi“.

Inoltre, sono stati sviluppati alcuni contenuti per facilitare il recepimento delle modifiche legislative che hanno riguardato il d.m. 10 marzo 1998, aesso abrogato. Pariliamo di tre decreti:

infortuni

Infortuni, +24,6% nel 2022. In aumento anche le patologie denunciate

Presentata la relazione annuale 2022 dell’Inail che illustra l’andamento di infortuni e malattie professionali, le attività realizzate dall’Istituto sui fronti della ricerca, della prevenzione, della riabilitazione e degli investimenti, i risultati economici conseguiti e gli obiettivi strategici per affrontare le sfide del futuro.

Infortuni 2022, +24,6%

Nel 2022 sono stati denunciati all’Inail 703.432 infortuni sul lavoro, circa 139mila in più rispetto agli oltre 564mila del 2021 (+24,6%). L’aumento è dovuto sia ai contagi professionali da Covid-19, passati dai 49mila del 2021 ai 120mila del 2022, sia agli infortuni tradizionali, che hanno fatto registrare un incremento di oltre il 13%.

Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati 429.004, in aumento del 18,2% rispetto ai 363.074 dell’anno precedente. Circa il 15% è avvenuto “fuori dell’azienda”, cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

Casi mortali in calo

Le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1.208, con un decremento del 15,2% rispetto alle 1.425 del 2021. Questa contrazione è legata interamente ai decessi causati dal contagio da Covid-19, passati dagli oltre 230 casi del 2021 agli otto del 2022.

Gli infortuni mortali accertati sul lavoro sono stati 606, in calo del 21,7% rispetto ai 774 dell’anno precedente. Quelli avvenuti “fuori dell’azienda” sono 365, pari a circa il 60% del totale (45 casi sono ancora in istruttoria). Gli incidenti plurimi, che hanno cioè causato la morte di più lavoratori, nel 2022 sono stati 19 per un totale di 46 decessi, 44 dei quali stradali.

Aumentano le patologie denunciate, + 9,9%

I dati del 2022 indicano anche un aumento delle denunce di malattia professionale in confronto al 2021 e soprattutto rispetto al 2020, anno in cui il fenomeno risultava ridotto a causa della pandemia. Le patologie lavoro-correlate denunciate all’Istituto sono state quasi 61mila, in crescita del 9,9% rispetto alle oltre 55mila del 2021 e in calo dello 0,9% rispetto alle oltre 61mila del 2019. Al momento è stata riconosciuta la causa professionale a circa 22mila casi, mentre il 9% è ancora in istruttoria. Le denunce riguardano le malattie e non i lavoratori ammalati, che sono circa 42mila, di cui 16.500 con causa professionale riconosciuta.

rischio chimici

Come gestire il rischio chimico nei laboratori di ricerca

Al rischio chimico è dedicato il manuale informativo curato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail. Gli agenti chimici impiegati nei laboratori di ricerca possono rappresentare una minaccia per la salute dei lavoratori se non vengono gestiti con la massima attenzione e la dovuta cautela.

Il volume costituisce una guida operativa per il personale impiegato nei laboratori, utile a indentificare il rischio chimico e a predisporre buone pratiche per lavorare in sicurezza, anche attraverso la descrizione dei dispositivi di protezione individuale e il loro corretto utilizzo.

Gli effetti dell’esposizione agli agenti chimici sulla salute

La pericolosità delle sostanze chimiche costituisce un rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori potenzialmente esposti. L’opuscolo, infatti, ricorda che è possibile avere effetti cronici, legati a lunghi periodi espositivi a una data sostanza, che vanno dalla cancerogenesi alla tossicità riproduttiva, ed effetti acuti, originati da esposizioni consistenti ma di breve durata, con danni che possono essere permanenti.

Attività di laboratorio: le buone prassi

Il volume contiene un elenco dei principi generali e degli accorgimenti che è necessario adottare nei laboratori per garantire un ambiente di lavoro sicuro e la tutela della salute degli addetti impiegati. Inoltre, sono illustrate in maniera dettagliata le corrette modalità di utilizzo delle cappe, al cui interno possono svilupparsi atmosfere estremamente infiammabili, esplosive o tossiche.

Il manuale descrive anche le precauzioni da mettere in pratica nelle attività che richiedono l’uso, il trasporto e il deposito di recipienti di gas compressi, liquefatti e disciolti sotto pressione. A tale scopo, sono presenti le tabelle che riportano le colorazioni principali delle ogive delle bombole, che identificano il gas e il tipo di pericolo a esso associato.

Classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose, uno strumento di sicurezza

Il Regolamento CE 1272/2008 costituisce il riferimento normativo per la classificazione, l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze e delle miscele pericolose. La classificazione prevede la distribuzione delle sostanze in classi di pericolo, che sono suddivise a loro volta in categorie, secondo gradualità di rischio e probabilità di effetti avversi. Le etichette rappresentano uno strumento necessario per una rapida e sicura individuazione delle caratteristiche di pericolosità di un prodotto, riportando oltre ai simboli di pericolo anche frasi di rischio, in relazione allo specifico agente chimico presente, e consigli di prudenza, che indicano le modalità per operare in sicurezza.

quaderni per immagini

Trabatelli, online i quaderni per immagini per prevenire gli infortuni

L’inail ha realizzato la collana Quaderni per immagini, composta da nove opuscoli dedicati ai dispositivi di protezione, alle attrezzature provvisionali e alle attrezzature utilizzate dai lavoratori nei cantieri edili, e nata dalla sinergia tra il dipartimento per le Innovazioni tecnologiche e la direzione centrale Pianificazione e Comunicazione dell’Istituto.

Nei quaderni per immagini l’utilizzo corretto di attrezzature e dispositivi di protezione 

Gli opuscoli, tratti dai “Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili”, collana già edita dall’Istituto, utilizzano disegni chiari ed esplicativi in grado di richiamare l’attenzione sui comportamenti corretti e le situazioni a rischio.

Rispetto alla collana precedente, infatti, i testi sono stati eliminati e alle immagini originali ne sono state aggiunte delle altre con l’obiettivo di approfondire ogni particolare e fornire il maggior numero possibile di indicazioni per il corretto utilizzo di dispositivi di protezione, opere provvisionali e attrezzature di lavoro.

Uno strumento per superare le barriere linguistiche

“Nei cantieri edili si verifica, purtroppo, il più alto numero di infortuni gravi e mortali – precisano i curatori della collana nell’introduzione – e uno degli obiettivi dovrebbe essere quello di permettere al lavoratore di acquisire velocemente gli elementi base indispensabili per tutelare la propria sicurezza e quella degli altri, considerando soprattutto la cospicua presenza di lavoratori stranieri”.

rischi psicosociali

Rischi psicosociali nell’assistenza socio-sanitaria, analsi Eu-Osha

Il settore dell’assistenza sanitaria e sociale è occupato da circa l’11% del totale dei lavoratori dell’Unione europea e, come emerge dai dati 2020 della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound), ha registrato una crescita nell’ultimo decennio, soprattutto per effetto dell’invecchiamento della popolazione.

Sul tema Eu-Osha ha condotto una ricerca, che analizza i rischi psicosociali dei lavoratori dediti alle attività assistenziali.

Le caratteristiche del comparto assistenziale e della forza lavoro

Secondo la classificazione statistica delle attività economiche nella Comunità europea (Eurostat, 2008), il settore si divide in assistenza sanitaria umana (ad esempio attività ospedaliere), residenziale e sociale (ad esempio assistenza sociale senza alloggio per anziani e disabili, attività di asilo nido). Come segnalato da Eu-Osha e da Eurofound, più di tre quarti delle figure professionali impiegate nell’assistenza sono donne.

Dallo studio dell’Agenzia europea emerge che la maggior parte degli operatori assistenziali svolge il proprio lavoro in strutture ospedaliere, ma esistono anche altri luoghi di lavoro, come le case di cura, gli asili nido, gli studi medici e le case dei pazienti. Le occupazioni in questo settore coinvolgono figure professionali molto diverse, dai medici altamente istruiti agli assistenti infermieristici a basso salario.

I rischi connessi all’attività di assistenza sociale e sanitaria

Lo studio di Eu-Osha riporta il dato di Eurostat, secondo cui nel 2020 oltre il 58% dei lavoratori del comparto ha riferito di essere esposto a fattori che influiscono negativamente sul proprio benessere mentale.

In campo assistenziale, il carico di lavoro risulta essere in costante aumento anche a causa delle esigenze crescenti di una popolazione che invecchia e della carenza di professionisti sociosanitari. La pressione temporale, dovuta al sovraccarico da lavoro, costituisce per gli operatori un forte fattore di stress.

A questo si unisce un carico emotivo pesante da gestire quando si entra in contatto con malattie gravi e terminali, con il dolore e l’ansia dei pazienti o con le richieste dei loro parenti.

L’impatto della digitalizzazione e del covid-19 sul benessere mentale dei lavoratori sociosanitari

Lo studio, citando i dati di un sondaggio dell’Agenzia, riporta che il 59% degli operatori sociosanitari con registra un aumento significativo dello stress lavoro correlato durante la pandemia. Il covid-19, infatti, a causa soprattutto della paura di infettarsi e di la gestione dei rischi psicosociali. Inoltre, evidenziando le interconnessioni che esistono tra la salute della forza lavoro e la necessità di garantire un’assistenza sicura e di qualità ai pazienti, lo studio suggerisce un approccio integrato, che tenga conto del benessere dei lavoratori, delle pratiche organizzative e della qualità dei servizi assistenziali.

Le conseguenze dei rischi psicosociali per il benessere dei lavoratori

Lo studio riporta che l’esposizione a fattori di rischio psicosociali può portare a stress lavorativo e causare una serie di gravi problemi di salute mentale e fisica come affaticamento cronico, depressione e malattie cardiovascolari.

Dalle indagini riportate risulta che il 30% degli intervistati ha riferito di aver sperimentato negli ultimi 12 mesi stress, depressione e ansia legati al lavoro. Questi sintomi, se non gestiti con successo, possono favorire lo sviluppo di fenomeni di burnout.

Inoltre, fornendo assistenza ai pazienti, è probabile che gli operatori siano esposti a traumi, che potenzialmente rischiano di portare a un disturbo da stress post-traumatico.

La gestione dei rischi psicosociali: la necessità di un approccio integrato

A partire dal 1989, con l’introduzione della Direttiva 89/391/CEE sulla sicurezza e la salute dei lavoratori, sono nate molte iniziative a livello internazionale, nazionale, regionale, settoriale e/o aziendale per la gestione dei rischi psicosociali. Inoltre, evidenziando le interconnessioni che esistono tra la salute della forza lavoro e la necessità di garantire un’assistenza sicura e di qualità ai pazienti, lo studio suggerisce un approccio integrato, che tenga conto del benessere dei lavoratori, delle pratiche organizzative e della qualità dei servizi assistenziali. 

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