convenzioni di Ginevra

L’Italia ratifica le Convenzioni di Ginevra

L’Italia ha ratificato le convenzioni di Ginevra. Le convenzioni risalgono al 1981 e sono state successivamente aggiornate con protocolli attuativi fino all’accordo quadro del 2006 volto a promuovere la cultura della Sicurezza.

 la Legge 8 giugno 2023 n. 84 ratifica le seguenti Convenzioni di Ginevra:

  • Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981 e relativo Protocollo (20 giugno 2002, Ginevra);
  • Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187 (15 giugno 2006, Ginevra).

Cosa comporta la ratifica delle convenzioni di Ginevra in Italia

I principi della Convenzione del 1981 e dei successivi atti emanati dall’ILO sono rispecchiati nel Testo Unico della Sicurezza (decreto legislativo 81/2008).

La ratifica comportà per l’Italia l’onere di conformarsi pienamente ad obblighi di matrice internazionale, derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Organizzazione internazionale del lavoro. L’Organizzazione ILO è una Agenzia delle Nazioni Unite (ILO, International Labour Organisation), con sede a Ginevra.

La Convenzione di Ginevra n.187

Il protocollo impegna le parti a promuovere una politica nazionale, di un sistema nazionale e un programma nazionale di Sicurezza e Salute sul lavoro.

La Convenzione prevede anche un sistema che includa i contratti collettivi, una o più autorità responsabili della sicurezza e della salute sul lavoro, nonché misure volte a promuove, a livello di impresa la cooperazione fra le parti.

industria alimentare

Industria alimentare, 73% degli infortuni nella lavorazione carni e prodotti da forno

In attesa dei dati del quinquennio 2018-2022, che saranno diffusi in occasione della presentazione del nuovo rapporto annuale, il periodico Dati Inail analizza l’andamento infortunistico e tecnopatico dell’industria alimentare italiana nel 2021.

Questo settore, leader in Europa per numero di imprese operanti e al terzo posto, dopo Germania e Francia, per fatturato, rappresenta una componente rilevante all’interno del tessuto manifatturiero nazionale con oltre il 12% del totale degli occupati, percentuale superata solo dalle attività metallurgiche e fabbricazione di prodotti in metallo.

Le attività più colpite sono quelle della lavorazione delle carni, prodotti da forno e latticini

Le attività più colpite sono quelle della lavorazione delle carni (3.249 casi denunciati), della produzione di prodotti da forno (2.749) e dell’industria lattiero-casearia (2.121), che insieme raccolgono il 73% degli infortuni e 19 decessi.

Le professioni più coinvolte sono quelle dei panettieri e pasticceri (17% delle denunce), macellai e pesciaioli (14%), operai addetti a macchine confezionatrici di prodotti industriali (11%) e commessi, personale addetto all’imballaggio e al magazzino, facchini e addetti allo spostamento di merci, con circa il 10% complessivamente.

Le denunce in crescita costante tra gli over 60

Gli infortunati sono prevalentemente uomini (due su tre), ma all’interno dei singoli comparti si segnalano evidenti differenze di genere. La componente femminile, per esempio, ha registrato un elevato numero di denunce nella produzione di prodotti da forno e nell’industria lattiero-casearia. Le lavoratrici infortunate sono generalmente più anziane rispetto agli uomini: quelle dai 50 anni in su rappresentano, infatti, il 36,3% sul totale dello stesso sesso rispetto al 30,7% degli uomini.

Nel complesso gli infortunati con più di 60 anni nel periodo compreso tra il 2018 e il 2021 hanno avuto un andamento infortunistico sempre crescente.        

La caduta dall’alto e lo scivolamento tra le cause più frequenti dei decessi

Nel 2021 più 9 casi mortali su 10 hanno riguardato il genere maschile, con oltre la metà dei deceduti di età superiore ai 49 anni.

Le donne che hanno perso la vita, invece, sono state quattro (tre in occasione di lavoro), tutte di età compresa tra i 50 e i 64 anni. Il calo rispetto al 2020 per i lavoratori e le lavoratrici è pari, rispettivamente, a nove e due decessi.

Oltre il 30% dei casi mortali avvenuti in occasione di lavoro è stato causato da caduta dall’alto o da inciampamento/scivolamento.  

Le malattie professionali nell’industria alimentare in aumento del 12,7% rispetto al 2017

Un ambito produttivo molto articolato e complesso come quello dell’industria alimentare espone i lavoratori anche a diverse tipologie di rischio di malattia professionale, derivanti dall’utilizzo di macchine, dall’esposizione ad agenti chimici, biologici e fisici, dalla movimentazione manuale dei carichi e da movimenti ripetitivi.

Nel quinquennio 2017-2021 le denunce di patologie lavoro-correlate nell’industria alimentare sono aumentate dalle 1.360 del 2017 alle 1.533 del 2021, con un incremento del 12,7% che è in controtendenza rispetto alla diminuzione dell’1,0% registrata nel complesso della gestione Industria e servizi, dai 45.996 casi del 2017 ai 45.552 del 2021.

Questa differenza è confermata anche prendendo in considerazione solo i casi definiti positivamente, con un aumento più contenuto per il settore alimentare, pari al 7,7% (dai 608 del 2017 ai 655 del 2021), a fronte però di un calo molto più significativo per l’insieme dell’Industria e servizi, pari al -9,2%.

Netta prevalenza delle patologie osteomuscolari e del tessuto connettivo

La fascia di età più colpita è quella dai 55 ai 59 anni, con il 25,8% delle tecnopatie riconosciute positivamente, seguita dalle fasce 50-54 e 45-49 anni, rispettivamente con il 22,6% e il 16,4%. Considerando anche il 14,1% dei lavoratori tra 60 e 64 anni e l’8,9% di quelli tra 40 e 44 anni, emerge che quasi il 90% dei casi è concentrato nelle età centrali della vita lavorativa, con quote molto marginali per gli under 40 e gli over 65.

La percentuale dei lavoratori stranieri che hanno contratto malattie professionali nel settore industria alimentare è pari al 21,9% del totale, significativamente più alta rispetto al 7,5% rilevato nel complesso della gestione Industria e servizi.

Tra le patologie riscontrate, quasi il 73% sono malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, in particolare dorsopatie e disturbi dei tessuti molli, seguite dalle patologie del sistema nervoso (20,9%), dalle malattie dell’orecchio (2,6%) e dalle malattie del sistema respiratorio (2,2%).

alternanza scuola-lavoro

Alternanza scuola-lavoro e apprendistato duale, Conflavoro PMI al Tavolo sulla Sicurezza

Ampliare il ricorso allo strumento del protocollo d’intesa tra ministero e singole associazioni di categoria interessate, per valorizzare e tutelare al meglio la pratica dell’alternanza scuola-lavoro. È la necessità emersa oggi al nuovo incontro del Tavolo sulla sicurezza lavoro cui erano presenti le massime autorità di settore, tra cui Paolo Pennesi capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro, e le principali associazioni. 

Alternanza scuola-lavoro, l’intervento di Conflavoro PMI

Per Conflavoro PMI è intervenuto il segretario generale Enzo Capobianco. “Concordiamo sulla necessità di attuare un sempre maggiore sforzo comune per la diffusione della cultura della sicurezza a partire dalle scuole – spiega – e in particolar modo per gli studenti in alternanza scuola-lavoro. Ben venga allora la sinergia con il ministero: noi di Conflavoro ad esempio collaboriamo da tempo in questa ottica con le istituzioni e gli istituti scolastici per diffondere e sostenere, sotto ogni profilo, l’apprendistato duale. È un percorso che funziona se affrontato con spirito di massima collaborazione e di certo la nostra associazione sarà al fianco del ministero anche per la tutela e la sicurezza di chi è attivo in prima persona nell’alternanza scuola-lavoro, dunque non solo gli studenti ma anche le imprese che credono e investono seriamente in questo processo. La sicurezza venga prima di tutto perché nessuno, soprattutto i giovani studenti in formazione, deve più morire sul lavoro”.

smart working

Proroga smart working, le novità

Durante la conversione in legge del Decreto Lavoro 2023, il dl 4 maggio 2023, n. 48 , un emendamento all’Articolo 42, comma 3-bis (Proroghe in materia di lavoro agile) prevede la proroga dello smart working anche in assenza di accordi individuali:

  • per i lavoratori fragili del settore privato e pubblico fino al 30 settembre;
  • per i lavoratori-genitori del settore privato con figli sotto i 14 anni al 31 dicembre 2023.

La scadenza attuale (al 30 giugno 2023) è fissata dal Decreto Milleproroghe 2023.

Proroga smart working al 31 dicembre, le specifiche

La proroga viene fissata al 31 dicembre:

  • per i genitori lavoratori dipendenti privati con almeno un figlio minore di 14 anni;
  • per i lavoratori dipendenti maggiormente esposti a rischio di contagio dal virus SARS-CoV-2, in ragione dell’età o della condizione di rischio derivante da determinate situazioni, accertata dal medico competente.

La proroga concerne anche la disposizione secondo cui la prestazione in modalità agile può essere svolta anche attraverso strumenti informatici nella disponibilità del dipendente (articolo 42, comma 3-bis):

  • al 30 settembre 2023 per i dipendenti pubblici e privati cosiddetti fragili, rientranti nelle condizioni individuate dal DM 4 febbraio 2022 (articolo 28-bis).
prevenzione incendi

Nuova modulistica prevenzione incendi

Con la circolare n. 9663 il Dipartimento dei Vigili del fuoco ha emanato la nuova modulistica prevenzione incendi attinente agli interventi e gli impianti che beneficiano del regime previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), dal Piano nazionale per gli investimenti complementari (PNC) o che siano inserite nelle Zone Economiche Speciali (ZES).

La nuova modulistica è in vigore dal 3 luglio.

Nuova modulistica prevenzione incendi, le modifiche

La modulistica indicata come PIN 1-2023 PNRR e PIN 2- 2023 PNRR, è del tutto identica a quella attualmente vigente nelle parti sostanziali ma presenta unicamente una sezione integrativa ove il richiedente indicherà, ai soli fini statistici, alcune informazioni relative allo specifico procedimento: la tipologia di piano utilizzato (PNRR, PNC o ZES); se l’intervento progettuale ha riguardato alcune specifiche tipologie di attività, di particolare rilevanza nel contesto attuale, come quelle relative all’idrogeno, al GNL/GNC, ai rifiuti o alle chiusure d’ambito degli edifici.

Le attività che non sono ricomprese nei particolari regimi fissati dal PNRR, PNC o ZES, continueranno ad utilizzare la vigente modulistica.

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