sovraccarico biomeccanico

Rischio da sovraccarico biomeccanico arti superiori, terzo volume INAIL

Online il terzo volume delle Schede di rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori nei comparti della piccola industria, dell’artigianato e dell’agricoltura dell’Inail.

L’analisi parte dai dati Inail, che, per gli anni 2016-2020, registrano un numero costante di denunce di malattie professionali. Nell’arco temporale di riferimento, il 76% delle patologie denunciate all’Istituto è costituito da quelle del sistema osteo-articolare.

Sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, la novità del volume

Il volume raccoglie 60 schede che nascono dalla valutazione collegiale e intercalibrata del gruppo di lavoro.

Sono inoltre presentate in modo chiaro e operativo le due metodologie OCRA che consentono la valutazione di compiti complessi. A questo scopo, alcuni compiti tratti dalle schede sono stati utilizzati come esempio per applicare la check list OCRA Multitask Medio e la check list OCRA Multitask Complesso, al fine di illustrare l’analisi del rischio relativo a tutte le attività svolte nell’intero turno di lavoro.

Ogni scheda analizza un compito lavorativo e contiene, oltre alla valutazione mediante check list OCRA dei compiti e degli scenari lavorativi, anche alcuni possibili interventi di prevenzione e protezione di semplice attuazione. Inoltre, sono riportate indicazioni tratte dalla normativa di riferimento e dalle pubblicazioni tecniche di settore, per facilitare i processi di valutazione del rischio.

Le schede rappresentano uno strumento semplice ed efficace rivolto a datori di lavoro, Rspp, Rls e lavoratori per aiutare l’individuazione dei fattori di rischio del sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.

Il rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori

L’esposizione prolungata ad un sovraccarico biomeccanico può causare disturbi e patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, nervoso e tendineo che nei casi più gravi possono comportare invalidità permanenti. 

I principali fattori di rischio del sovraccarico biomeccanico sono l’utilizzo di forza intensa, la ripetitività, l’assunzione di posture incongrue, carenza di periodi di recupero ed altri fattori ambientali e organizzativi che possono influire negativamente sulla capacità individuale e sulla integrità dei tessuti.

Le cause del sovraccarico biomeccanico

  • traino e spinta;
  • sollevamento e abbassamento dei carichi;
  • trasporto;
  • compiti ripetitivi;
  • movimentazione di pazienti ospedalizzati;
  • posture incongrue.

disabilità

Disabilità e ambiente: progettare luoghi di lavoro sicuri

Quando si parla di disabilità bisogna necessariamente pensare anche all’ambiente, in particolar modo a quello lavorativo. Le caratteristiche dell’ambiente in cui la persona con disabilità opera e agisce infatti hanno una stretta correlazione con il grado di inclusione sociale e lavorativa ed esercitano anche un impatto sulla sua vita perché condizionano il grado di autonomia che può raggiungere.

Vediamo di seguito alcuni dati sull’incidenza della disabilità nel nostro Paese.

Circa il 5% della popolazione italiana è in condizione di disabilità

Il factsheet Inail riporta i dati Istat sull’incidenza della disabilità in Italia. Nel nostro Paese sono 3 milioni e 100 mila persone, pari al 5,2% della popolazione, le persone che soffrono di limitazioni considerevoli, per problemi di salute di vario genere, nello svolgimento delle abituali attività quotidiane.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, il 15% della popolazione mondiale – pari a circa un miliardo di persone – sarebbe coinvolto da una forma di disabilità.

Il luogo di lavoro come strumento di inclusione e autonomia

In Italia il lavoro delle persone con disabilità è disciplinato da una normativa apposita, volta ad assicurare il loro pieno inserimento attraverso il collocamento mirato, affidato agli uffici competenti. Il lavoro non solo favorisce l’inclusione delle persone con disabilità, ma offre loro anche l’opportunità di realizzare la propria vita.

In questo senso, l’ambiente di lavoro costituisce il luogo di integrazione e di inclusione per eccellenza, dove è necessario progettare e costruire spazi privi di limitazioni e barriere, che ne ostacolano la fruibilità da parte di tutti gli utenti.

Un design universale per un’inclusione universale: Uni Eni 17210

La norma Uni Eni 17210 descrive i requisiti minimi di base che un ambiente costruito deve possedere per essere accessibile e utilizzabile dal maggior numero di utenti, incluse le persone con disabilità, secondo l’approccio del design for all/universal design. Secondo la norma, l’ambiente di lavoro deve essere progettato senza barriere per essere fruibile da tutti senza bisogno di adattamenti o progettazioni specializzate.

Questo tipo di design universale si ispira ai principi di equità, flessibilità, semplicità e intuitività, percettibilità delle informazioni, tolleranza dell’errore, contenimento dello sforzo fisico, misure e spazi per l’avvicinamento e l’uso.

La ricerca Inail su ambienti di lavoro sicuri e accessibili

L’inail sta conducendo un progetto di ricerca che ha l’obiettivo di individuare misure tecniche capaci di incrementare la sicurezza nei luoghi di lavoro, agendo su ambiente fisico, prodotti e tecnologie, in modo che costituiscano strumenti di inclusione e non barriere.

Lo studio intende mettere in luce il rapporto che intercorre tra i requisiti funzionali del luogo di lavoro e la tutela della salute e della sicurezza, individuando i possibili ostacoli cognitivi, fisici e sensoriali per formulare le soluzioni necessarie a migliorare i livelli di salute e sicurezza di tutti i lavoratori.

mud

Approvato il nuovo Modello Unico di dichiarazione ambientale (MUD)

Con il DM del 3 febbraio, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica approva il nuovo Modello Unico di dichiarazione ambientale (MUD) per l’anno 2023. Sarà utilizzato per le dichiarazioni da presentare entro il 30 aprile di ogni anno con riferimento all’anno precedente, come disposto dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70.

Sostituisce quello valido finora (riportato in allegato al Dm 17 dicembre 2021), insieme alle istruzioni per la presentazione delle Comunicazioni ambientali in materia di rifiuti nel 2022.

Il termine per la presentazione è fissato per l’8 luglio 2023.

Cos’è il MUD

Il Mud è il modello unico per denunciare i rifiuti prodotti e/o gestiti dalle attività economiche, i rifiuti raccolti dai comuni e quelli smaltiti, avviati al recupero o trasportati nel corso dell’anno precedente.

Chi deve presentare il MUD

Deve presentare il MUD:

  • chi effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
  • i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione;
  • gli enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento di rifiuti;
  • i consorzi istituiti per il recupero ed il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti;
  • consorzio nazionale degli imballaggi;
  • le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  • le imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo superiore a 8mila euro;
  • imprese e gli enti produttori che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione;
  • gestore del servizio pubblico di raccolta per i rifiuti pericolosi conferiti da soggetti pubblici e privati previa apposita convenzione;
  • soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani ed assimilati;
  • gestore dell’impianto portuale di raccolta e del servizio di raccolta;
  • soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei RAEE;
  • i soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei veicoli fuori uso.

Come spedire il MUD

La comunicazione si spedisce in via telematica previa

Per spedire via telematica è necessario:

  • registrazione al sito www.mudtelematico.it;
  • deposizione di una firma digitale;
  • il pagamento dei diritti di segreteria che ammontano a 10 euro.
lavoratrici

Lavoratrici, decessi in itinere doppi rispetto a quelli degli uomini – dati Inail

Alla vigilia della Festa della Donna, l’Inail analizza l’andamento delle malattie e degli infortuni lavoro-correlati tra le lavoratrici. Nel 2021 il tasso di occupazione nelle donne senza figli e per la fascia 25-49 anni era del 73,9%, mentre scendeva al 53,9% tra quelle con almeno un figlio di età inferiore ai sei anni.

La quota dei decessi in itinere è il doppio rispetto a quella degli uomini

L’80% degli oltre 205mila infortuni denunciati dalle lavoratrici nel 2021 è avvenuto in occasione di lavoro (la quasi totalità senza mezzo di trasporto) e il restante 20% in itinere (due terzi con mezzo di trasporto). Nel 2021 il numero delle infortunate durante il tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro risulta di poco inferiore a quello degli uomini (40.909 casi contro 43.434).

Nel corso del quinquennio la quota degli infortuni in itinere sul totale dello stesso sesso è stata sempre più elevata per le donne rispetto a quella degli uomini (mediamente 21% contro 11%). Per i casi mortali questo rapporto è risultato sempre più alto per la componente femminile rispetto a quella maschile (mediamente 40% contro 21%).

Un quarto degli incidenti femminili è concentrato nelle prime tre ore del lunedì

Per le donne il primo giorno della settimana si conferma essere, nelle prime ore, quello più rischioso a livello infortunistico. Concentrando l’attenzione sui soli infortuni in itinere delle donne, oltre il 50% dei casi codificati e riconosciuti è avvenuto la mattina, ovvero all’inizio del turno lavorativo, circa un quarto durante la pausa pranzo e uno su otto alla fine della giornata di lavoro.

Un caso mortale su tre tra le lavoratrici over 59enni

Nel 2021 l’età media all’infortunio per le lavoratrici è di 42 anni (40 per i lavoratori) e la classe di età che racchiude il maggior numero di casi è quella compresa tra i 50 e i 59 anni (59.257), seguita dalla fascia dai 40 ai 49 (46.714) e da quella dai 30 ai 39 (31.897).

Nel corso del quinquennio 2017-2021 l’incidenza degli infortuni delle over 59enni è passata dal 7,6% al 9,5% ed è proprio questa fascia ad aver registrato nel 2021 un terzo dei casi mortali delle donne (49 su 148), 24 dei quali hanno riguardato le lavoratrici di età compresa tra i 60 e i 64 anni. Seguono la classe 50-54 anni, con 31 decessi, e quella 55-59 anni, con 23 (erano 54 nel 2020). L’età media al decesso per le donne è pari a 53 anni, due in più rispetto a quella degli uomini (51).

I 148 casi mortali femminili segnalati all’Inail nel 2021 sono 44 in meno rispetto ai 192 registrati l’anno precedente e 34 in più rispetto al 2017, con un incremento di circa il 30% che è quasi il doppio rispetto al +17,3% rilevato per gli uomini.

Il 64% delle patologie nei settori dei servizi

Le malattie professionali denunciate dalle lavoratrici nel 2021 sono state 14.878, 2.817 in più rispetto all’anno precedente (+23,4%) e pari al 27% delle 55.202 tecnopatie denunciate nel complesso.

Il 77,5% delle patologie denunciate dalle lavoratrici nel 2021 è concentrato nella gestione Industria e servizi (contro l’84,4% di quelle dei lavoratori), il 20,6% in Agricoltura e il restante 1,9% nel Conto Stato.

I disturbi muscoloscheletrici e la necessità di una prevenzione specifica per genere

Anche nel 2021 a colpire i lavoratori nel complesso sono state soprattutto le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, che insieme a quelle del sistema nervoso raggiungono l’82% del totale delle denunce.

Dietro a questo risultato medio si nasconde, però, una differenza ben marcata tra uomini e donne: se le patologie citate rappresentano il 78% delle denunce dei lavoratori, la stessa percentuale, infatti, sale al 92% tra le lavoratrici (13.705 delle 14.878 denunce femminili complessive).

Sebbene la presenza delle donne nel mondo del lavoro sia aumentata in tutti i settori di attività, compresi alcuni tradizionalmente maschili, è ancora raro, però, trovare metodi per la valutazione del rischio per l’apparato muscoloscheletrico nei quali vi sia una precisazione di genere. Le stesse norme tecniche per la valutazione di questo rischio non introducono indicazioni per una specificazione in base al genere. Solo nel caso della movimentazione manuale di carichi è prevista una differenziazione tra uomini e donne nel peso massimo da movimentare, anche in relazione all’età, ma le indicazioni fornite sono incomplete.

Da qui, come sostiene anche Unasf Conflavoro PMI, la necessità di ulteriori raccolte di dati e linee guida che conducano ad azioni di prevenzione efficaci e specifiche per i disturbi muscoloscheletrici diverse però per genere.

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Prevenzione incendi per le attività di ufficio, un documento Inail

Un documento pubblicato dall’INAIL si focalizza sulla sezione V (Regole tecniche verticali) del Codice di Prevenzione Incendi, in particolare sulle normative antincendio applicabili per le attività di ufficio, con il supporto di un caso studio che ne faciliti la comprensione e attuazione.

La normativa antincendio per le attività di ufficio

Il documento, da titolo Prevenzione incendi per attività di ufficio. La Regola Tecnica Verticale V.4 del Codice di prevenzione incendi, indica che nel 2019 sono stati emanati due decreti che hanno apportato sensibili modifiche al Codice, sia negli aspetti inerenti il campo di applicazione che in relazione agli aspetti tecnici contenuti nell’allegato 1: il d.m. 12 aprile 2019 e il d.m. 18 ottobre 2019.

Conseguentemente a tali aggiornamenti, si è reso necessario apportare alcune modifiche mediante il d.m. 14 febbraio 2020 e il d.m. 15 maggio 2020, anche alla Sezione V ed alle nuove RTV di recente emanazione. Inoltre recentemente, il d.m. 24 novembre 2021 ha introdotte ulteriori modifiche all’allegato 1 del Codice.

Senza dimenticare poi anche le novità, più volte raccontate dal nostro giornale, connesse all’emanazione e all’entrata in vigore di tre decreti ministeriali del 2021 DM 1 settembre 2021, DM 2 settembre 2021 e DM 3 settembre 2021 – che sostituiscono il DM 10 marzo 1998 ormai abrogato.

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