sostanze chimiche pericolose

Novità obblighi doganali importazione sostanze chimiche pericolose – all.XIV e XVII del REACH

L’agenzia delle Dogane e del Monopolio ha integrato in TARIC delle misure relative alle sostanze chimiche pericolose contenuti all’interno degli allegati del regolamento (CEE) 1907/2006 (REACH). La direttiva è rivolta a tutte le aziende che intendono effettuare l’importazione da paesi extra UE di sostanze soggette ad autorizzazione e/o a restrizioni, ai sensi rispettivamente dell’allegatoXIV e XVII del regolamento REACH.

Come riportato nella nota TAR 2023-011 prot 78607/RU, le aziende devono consultare la lista di sostanze contenute nei suddetti allegati, verificare se le materie prime importate rientrano in uno di questi allegati e infine targarle con uno degli appositi codici documento per poter superare i controlli doganali.

Sostanze chimiche pericolose soggette a autorizzazione

Già dal 1° ottobre 2019 l’agenzia delle dogane aveva imposto che tutte sostanze importate nel territorio UE o immesse sul mercato, presenti nell’allegatoXIV e dunque soggette ad autorizzazione REACH, dovessero seguire le disposizioni sottostanti:

  • Integrare il numero identificativo dell’autorizzazione REACH nella dichiarazione doganale;
  • Fornire uno degli appositi codici documento: C073, Y105, Y109, Y115.

Sostanze chimiche pericolose soggette a restrizioni: le novità

Dal 10 febbraio 2023 l’agenzia doganale ha imposto che per tutte le sostanze, in quanto tali o in quanto componenti di una miscela, contenute nell’allegato XVII, dunque soggette ad una restrizione, sia indicato un codice documento all’interno della dichiarazione doganale: Y106, Y110, Y113.

Per tutte le sostanze importate NON soggette a restrizioni perché NON appartenente all’All. XVII è necessario assegnare il codice Y113 ed è quindi escluso dall’adempimento.

rumore

Rumore e comfort acustico in ambienti a uso ufficio

Con particolare riferimento all’esposizione al rumore dei lavoratori, l’evoluzione che ha subito il luogo di lavoro ha reso necessario procedere all’evoluzione e l’aggiornamento delle procedure di analisi e progettazione acustica dei luoghi di lavoro. Ne deriva che negli ambienti di lavoro, così definiti, la progettazione degli elementi di funzionalità e di sicurezza può essere contemporanea e integrata con la progettazione delle fonti di benessere percepito.

A partire dal documento Inail Corretta progettazione acustica di ambienti di lavoro industriali e non – Manuale operativo ci soffermiamo sulla fase di analisi per la progettazione acustica di nuovi ambienti ad uso ufficio.

Ambienti ad uso ufficio e rumore, analisi del quadro conoscitivo

  • Raccolta dati: planimetrie, sezioni, layout stabilimento, progetto degli impianti tecnici (aria, illuminazione, rilevatori di fumo, antincendio, ecc.), stratigrafie delle partizioni interne ed esterne, particolari tecnologici.
  • Analisi del layout di progetto finalizzato all’individuazione delle principali criticità acustiche, con particolare riferimento alla “prossimità tra ambienti silenziosi e rumorosi, attraversamenti impiantistici tra ambienti, presenza di elementi deboli sulle partizioni interne”.
  • Individuazione delle principali fonti di rumore (impianti tecnici, locale server, telefoni, voce, ecc.).
  • Raccolta schede tecniche e manuali d’uso.

Individuazione delle postazioni di lavoro fisse e mobili

  • Definizione dei descrittori e dei valori obiettivo.

Analisi operativa

  • Costruzione del modello acustico tridimensionale dell’ambiente rappresentativo dello scenario ante-operam. “Il modello deve essere il più possibile semplificato e contenere elementi con dimensioni caratteristiche non inferiori a 1.5 m; elementi come scaffali, tavoli, piccole macchine, ecc. possono essere trattati collettivamente aumentando i coefficienti di assorbimento e diffusione delle superfici dove essi giacciono”.
  • Calcolo per lo studio degli isolamenti acustici: “per la valutazione degli isolamenti acustici, costruzione del modello di calcolo mediante procedura descritta dalla serie di norme UNI EN ISO 12354:2017, comprendente la definizione delle caratteristiche geometriche ed acustiche delle soluzioni tecniche esaminate”.
  • Strategie di intervento: “individuazione di possibili strategie di intervento scelte in base agli obiettivi individuati al punto 6”.
rischi psicosociali

Rischi psicosociali e correlazione con malattie cardiovascolari

A denunciarlo sono i lavoratori europei: i livelli di stress sul lavoro sono aumentati a causa della pandemia. Lo stress, insieme ad altri fattori di rischio psicosociali come la precarietà del lavoro, i lunghi, gli orari e il bullismo aumentano il rischio di malattie cardiache e ictus.

Il nuovo documento di discussione di Osha The Links Between Exposure to Work-Related Psychosocial Risk Factors and Cardiovascular Disease (Correlazione tra esposizione a fattori di rischio psicosociale lavoro-correlato e malattie cardiovascolari) illustra il rapporto tra tali due elementi e formula raccomandazioni su come prevenirli.

Vediamo quindi cosa sono i rischi psicosociali e quali sono le azioni più efficaci per prevenirli.

Cosa sono i rischi psicosociali

I rischi psicosociali sul lavoro possono avere un impatto significativo sulla salute dei lavoratori e, di conseguenza, sul successo delle imprese. In particolare, i rischi psicosociali possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari tra i lavoratori.

I rischi psicosociali sono tutti quei fattori che possono influenzare la salute psicologica e fisica dei lavoratori, come il carico di lavoro, la pressione, la mancanza di autonomia, le relazioni interpersonali difficili, l’isolamento sociale e la mancanza di supporto. Questi fattori possono avere effetti negativi sulla salute mentale e fisica dei lavoratori, aumentando il rischio di stress, ansia, depressione e malattie cardiovascolari.

Impatto dei rischi psicosociali sulla salute cardiovascolare

Lo stress e l’ansia a lavoro possono influenzare il sistema nervoso autonomo e il sistema endocrino aumentando i livelli di cortisolo, un ormone dello stress, e la pressione sanguigna, che sono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

Inoltre, i lavoratori che sperimentano alti livelli di stress sul lavoro possono adottare comportamenti poco salutari, come fumo e alcolismo, che possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari.

Recenti studi europei sulla salute cardiovascolare dei lavoratori

In Europa, diverse ricerche hanno evidenziato la relazione tra i rischi psicosociali sul lavoro e le malattie cardiovascolari. Ad esempio, uno studio del 2018 condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato che il lavoro notturno, il lavoro a turni e il lavoro prolungato possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari tra i lavoratori.

Inoltre, uno studio del 2019 condotto dall’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro (EU-OSHA) ha evidenziato che i lavoratori che sperimentano alti livelli di stress sul lavoro hanno un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari.

Come proteggere la salute cardiovascolare dei lavoratori

Le aziende possono fornire formazione e supporto ai dipendenti per gestire lo stress sul lavoro, promuovere un equilibrio tra lavoro e vita privata e offrire supporto psicologico ai dipendenti che ne hanno bisogno. Inoltre, le aziende possono adottare politiche di lavoro flessibili, come orari di lavoro flessibili e permessi retribuiti, per aiutare i dipendenti a gestire le sfide della vita quotidiana.

Inoltre, le aziende dovrebbero promuovere uno stile di vita sano e attivo tra i dipendenti, fornendo opportunità per l’esercizio fisico e la dieta sana sul posto di lavoro. Ad esempio, le aziende possono organizzare programmi di attività fisica, fornire cibi sani e promuovere l’importanza di una dieta equilibrata.

Infine, le aziende dovrebbero implementare politiche di sicurezza e salute sul lavoro per prevenire incidenti sul lavoro e ridurre i rischi psicosociali. Ciò include l’identificazione e la valutazione dei rischi psicosociali, la promozione di un ambiente di lavoro sicuro e salutare e la fornitura di strumenti e risorse per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Decreto Sostegni

Rischio chimico sui luoghi di lavoro, come si valuta?

All’interno degli ambienti lavorativi il rischio chimico è molto più diffuso di quanto si possa credere. A differenza di quanto si pensi infatti, non sono a rischio solo le raffinerie petrolifere o le industrie chimiche, bensì molteplici attività.

Cosa sono gli agenti chimici?

Gli agenti chimici sono “Tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato”.

Sono impiegati in molte attività quotidiane perché si trovano nei prodotti utilizzati per la conservazione degli alimenti, in quelli adoperati per le attività di pulizia o quelli coinvolti nei processi di stampa.

Il rischio chimico sui luoghi di lavoro

Il rischio chimico mette in pericolo i lavoratori. Per questi motivi si è reso necessario classificare gli agenti chimici in due classi:

  • agenti con proprietà pericolose di tipo chimico-fisico: infiammabili, esplosivi, comburenti e corrosivi;
  • agenti con proprietà tossicologiche: sostanze sensibilizzanti, nocive, tossiche, irritanti, teratogene e cancerogene.

Se ci si espone accidentalmente agli agenti della prima classe parliamo di infortunio; l’esposizione agli agenti della seconda classe determina le malattie professionali.

La valutazione del rischio chimico

La valutazione del rischio chimico derivante dalla presenza di agenti chimici è resa obbligatoria dal D.Lgs. 81/2008 e successivi aggiornamenti.

L’esito della valutazione dovrà risultare o basso per la sicurezza e irrilevante per la salute, o non basso per la sicurezza e non irrilevante per la salute. In questo secondo caso il datore di lavoro dovrà necessariamente adottare le disposizioni come definito negli artt. 225 e 226 del Testo Unico.

operatori sanitari

Violenza sugli operatori sanitari e socio-sanitari, circa 1600 infortuni l’anno

In occasione della seconda edizione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, l’Inail ha analizzato i dati relativi ai casi di infortunio in occasione di lavoro accertati dall’Istituto e codificati come aggressioni e minacce nei confronti del personale sanitario, che nel triennio 2019-2021 sono stati 4.821, per una media di circa 1.600 l’anno.

Violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, colpita la fascia 35-49 anni

Il 37% è concentrato nel settore assistenza sanitaria, che include ospedali, case di cura, istituti, cliniche e policlinici universitari; il 33% nei servizi di assistenza sociale residenziale, che comprendono case di riposo, strutture di assistenza infermieristica e centri di accoglienza; il restante 30% ricade nel comparto dell’assistenza sociale non residenziale. Il 71% ha riguardato le donne, mentre per entrambi i generi si rileva che il 23% dei casi interessa gli operatori sanitari fino a 34 anni, il 39% quelli da 35 a 49 anni, il 37% da 50 a 64 anni e l’1% oltre i 64 anni.

Oltre un terzo dei casi riguarda infermieri ed educatori professionali

La professione più colpita è quella dei tecnici della salute e operatori sanitari, in cui si concentra più di un terzo dei casi. Si tratta prevalentemente di infermieri, ma anche di educatori professionali, normalmente impegnati in servizi educativi e riabilitativi con minori, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, disabili, pazienti psichiatrici e anziani all’interno di strutture sanitarie o socio-educative.

Seguono, con il 29% dei casi, gli operatori socio-sanitari delle professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali e, con il 16%, le professioni qualificate nei servizi personali e assimilati, soprattutto operatori socio-assistenziali e assistenti-accompagnatori per persone con disabilità.

Più distaccata, con il 3% dei casi di aggressione ai danni del personale sanitario, la categoria dei medici, che non include però nell’obbligo assicurativo Inail i sanitari generici di base e i liberi professionisti.

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