Calcestruzzo nei cantieri: sicurezza nella fase di fornitura

Calcestruzzo nei cantieri: sicurezza nella fase di fornitura

La fornitura di calcestruzzo nei cantieri richiede una pianificazione specifica quando i mezzi non possono accedere all’interno del sedime di cantiere e devono sostare su strade o aree esterne. Il quadro normativo di riferimento è contenuto nel Dlgs 81/2008. L’articolo 91 affida al coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione il compito di redigere il piano di sicurezza e coordinamento, mentre l’articolo 92 disciplina le verifiche e le azioni del coordinatore in fase di esecuzione. L’articolo 26 impone inoltre alle imprese coinvolte di cooperare, coordinarsi e scambiarsi informazioni sui rischi presenti.

Per la mera fornitura trova applicazione anche l’articolo 96, comma 1-bis, secondo cui l’obbligo di redigere il POS non riguarda le sole consegne di materiali o attrezzature, ferme restando le disposizioni dell’articolo 26. La lettera circolare n. 3328 del 10 febbraio 2011 ha definito le procedure operative per la consegna del calcestruzzo e ha distinto la mera fornitura dalla posa in opera. Un recente vademecum tecnico, aggiornato al 12 gennaio 2026, traduce questi riferimenti in indicazioni operative per i coordinatori, soprattutto nei cantieri privi di spazi interni adeguati allo scarico.

La fornitura di calcestruzzo fuori dal sedime di cantiere

Il documento concentra l’attenzione sui casi in cui autobetoniera, autobetonpompa o autopompa devono essere collocate sulla viabilità o in aree esterne. Il coordinatore in fase di progettazione deve analizzare preventivamente il luogo di scarico e riportare nel PSC le soluzioni necessarie a gestire i rischi e le interferenze. La valutazione deve considerare la stabilità e la portanza del terreno, gli spazi di manovra e di stabilizzazione dei mezzi, la presenza di linee elettriche aeree, condutture sotterranee, gru a torre, edifici e altre strutture. Devono essere esaminate anche le interferenze con veicoli, pedoni e attività presenti nelle aree circostanti.

Il PSC dovrebbe contenere tavole esplicative con il posizionamento dei mezzi, le zone operative, i percorsi e le distanze di sicurezza. Quando lo scarico interessa una strada, occorre definire la segnaletica temporanea secondo il decreto 10 luglio 2002 e individuare le misure per proteggere lavoratori e utenti. La pianificazione deve comprendere anche le eventuali autorizzazioni per l’occupazione di suolo pubblico o privato, le procedure di accesso e uscita, la gestione delle emergenze e i costi della sicurezza collegati alle misure di coordinamento.

Gli obblighi di coordinatori e imprese durante lo scarico

Le imprese devono chiarire prima della consegna i ruoli, le attività e i limiti di intervento dei diversi operatori. L’impresa esecutrice trasmette al fornitore le informazioni sui rischi del cantiere, sugli accessi, sulla viabilità e sulle modalità previste per lo scarico. Il fornitore comunica a sua volta i rischi connessi ai mezzi e alle operazioni di consegna, assicurando che le informazioni raggiungano anche eventuali trasportatori terzi.

Il coordinatore in fase di esecuzione verifica che le modalità operative siano coerenti con il PSC e con i documenti delle imprese, controllando l’effettiva applicazione delle misure previste. Particolare attenzione deve essere riservata alla distinzione tra mera fornitura e posa in opera. Nella mera fornitura, il personale del fornitore consegna e scarica il materiale, ma non partecipa al getto e non manovra il terminale in gomma della pompa, la benna o il secchione.

Qualora intervenga direttamente nella posa, l’attività assume una diversa qualificazione e richiede l’applicazione degli obblighi previsti per l’impresa esecutrice, compresa la redazione del POS. Una corretta organizzazione permette quindi di prevenire ribaltamenti, investimenti, schiacciamenti, contatti con linee elettriche e rischi derivanti dal traffico, evitando che una fase apparentemente ordinaria diventi una fonte di pericolo per lavoratori e terzi.

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