I DPI Smart rappresentano l’evoluzione dei tradizionali dispositivi di protezione individuale attraverso l’integrazione di sensori, componenti elettronici e sistemi di comunicazione capaci di rilevare condizioni di pericolo e inviare avvisi al lavoratore. Il quadro generale resta quello previsto dal Titolo III, Capo II, del Dlgs 81/2008, che disciplina l’uso dei DPI, la loro scelta, la conformità ai rischi presenti e gli obblighi del datore di lavoro. In particolare, gli articoli 74, 76 e 77 richiedono che i dispositivi siano adeguati ai rischi da prevenire, compatibili con le condizioni del luogo di lavoro e mantenuti efficienti.
A questi obblighi si aggiungono i requisiti di progettazione e fabbricazione stabiliti dal regolamento UE 2016/425. Un impulso specifico all’innovazione è arrivato con il decreto-legge n. 159/2025, convertito dalla legge n. 198/2025, che ha inserito nell’articolo 11 del Dlgs 81/2008 il comma 5-quater. La disposizione autorizza l’INAIL a promuovere interventi di sostegno, rivolti in particolare alle micro, piccole e medie imprese, per acquistare e adottare DPI caratterizzati da tecnologie innovative e sistemi intelligenti.
DPI Smart: dai dispositivi passivi alla prevenzione attiva
I DPI Smart non si limitano a ridurre gli effetti di un rischio già presente, ma possono aiutare il lavoratore a riconoscerlo prima che si trasformi in un infortunio. Un elmetto dotato di sensori può rilevare urti, cadute o condizioni microclimatiche critiche. Una maschera può monitorare alcuni parametri legati alla respirazione, mentre una calzatura intelligente può segnalare temperature eccessive a contatto con il piede. I guanti sensorizzati possono avvertire della vicinanza a parti elettriche in tensione e un badge indossabile può controllare la presenza di contaminanti nell’aria o rilevare una caduta.
I dati raccolti vengono elaborati localmente o trasmessi a un’applicazione, che attiva un segnale di allarme quando individua una situazione anomala. L’obiettivo è creare un sistema coordinato nel quale più dispositivi comunicano tra loro, offrendo una lettura più completa delle condizioni di lavoro. Questa evoluzione presenta però alcune criticità: l’aggiunta di elettronica e software non deve compromettere la certificazione del DPI, i dispositivi devono resistere a polvere, urti, temperature e umidità e la batteria deve garantire un’autonomia adeguata. Occorre inoltre limitare la raccolta dei dati personali a quanto strettamente necessario, definendo modalità trasparenti di trattamento e utilizzo delle informazioni.
Finanziamenti e valutazione aziendale prima dell’acquisto
Le imprese interessate devono considerare i DPI intelligenti come una misura integrativa e non come una soluzione capace di sostituire la valutazione dei rischi, gli interventi tecnici, le protezioni collettive o l’organizzazione sicura del lavoro. La scelta deve partire dal DVR e dall’analisi delle attività effettivamente svolte, coinvolgendo il RSPP, il medico competente quando necessario, i preposti e i lavoratori. Devono essere verificati la conformità del prodotto, la compatibilità con gli altri DPI, la semplicità d’uso, la manutenzione, l’aggiornamento del software, la gestione degli allarmi e la formazione degli utilizzatori.
Sul piano economico, il Bando ISI 2025 ha previsto l’adozione di sistemi basati su DPI intelligenti tra gli interventi aggiuntivi collegabili ad alcuni progetti dell’Asse 2, dedicato alla riduzione dei rischi infortunistici. L’intervento aggiuntivo può essere finanziato fino all’80% del suo valore, entro il limite di 20.000 euro e nel rispetto del massimale complessivo di 130.000 euro.
Non si tratta, tuttavia, di una nuova finestra per presentare domanda: nel luglio 2026 il bando si trova nelle fasi successive alla selezione, con adempimenti documentali riservati alle domande collocate utilmente. Per le aziende ammesse, il sostegno può agevolare la sperimentazione di soluzioni innovative, purché l’acquisto sia inserito in un progetto coerente, verificabile e realmente orientato alla riduzione del rischio.


