Formazione sulla sicurezza: metodi efficaci per i lavoratori

Formazione sulla sicurezza: metodi efficaci per i lavoratori

La formazione sulla sicurezza costituisce uno degli strumenti principali attraverso i quali il datore di lavoro trasferisce ai lavoratori conoscenze, procedure e comportamenti necessari per prevenire infortuni e malattie professionali. Gli articoli 36 e 37 del Dlgs 81/2008 distinguono l’informazione dalla formazione e impongono che quest’ultima sia sufficiente, adeguata e riferita ai rischi effettivamente presenti nell’attività svolta. Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 rafforza questa impostazione, richiedendo una progettazione coerente con i fabbisogni, l’impiego di metodologie didattiche attive, la verifica dell’apprendimento e il controllo dell’efficacia durante lo svolgimento della prestazione lavorativa. 

Il rispetto di durata, contenuti minimi e adempimenti documentali resta indispensabile, ma non esaurisce l’obbligo aziendale. Un corso può infatti risultare formalmente corretto senza produrre un reale cambiamento nei comportamenti. La qualità del percorso dipende dalla capacità di collegare le nozioni alle mansioni, alle esperienze dei partecipanti e alle situazioni che possono verificarsi nei luoghi di lavoro. La formazione rivolta agli adulti deve inoltre valorizzare le competenze già acquisite, stimolare il confronto e consentire ai partecipanti di comprendere l’utilità concreta delle misure illustrate. Deve quindi essere considerata parte del sistema di prevenzione e non un’attività isolata finalizzata esclusivamente al rilascio dell’attestato.

Formazione efficace: narrazione e metodi attivi

Le metodologie narrative, il gioco formativo, le simulazioni e l’analisi di casi concreti possono rendere più comprensibili concetti che, se presentati soltanto in forma teorica, rischiano di essere dimenticati rapidamente. La narrazione consente di rappresentare un evento pericoloso attraverso personaggi, decisioni e conseguenze, aiutando i partecipanti a riconoscere errori, segnali deboli e possibili alternative. Anche una favola o un racconto simbolico, se progettati in modo coerente con gli obiettivi del corso, possono favorire il confronto senza banalizzare il rischio. Il lavoratore non resta un destinatario passivo, ma viene invitato a interpretare la situazione, formulare soluzioni e collegare il contenuto alla propria esperienza. 

Lo stesso principio si applica ai lavori di gruppo, ai giochi di ruolo, alle esercitazioni, alle immagini, ai video e alle ricostruzioni di incidenti o quasi incidenti. L’analisi dei near miss permette, in particolare, di comprendere come una sequenza di piccole anomalie possa trasformarsi in un evento grave quando le misure di sicurezza non vengono applicate o risultano inefficaci. Le tecniche attive non sostituiscono i contenuti obbligatori, ma ne migliorano la comprensione e il trasferimento nella pratica, purché siano scelte in funzione dei rischi, del contesto produttivo e delle caratteristiche dei partecipanti.

La verifica dei comportamenti completa il percorso formativo

Le imprese devono integrare questi strumenti in una progettazione formativa ordinata, definendo obiettivi, destinatari, contenuti, tempi, modalità didattiche e criteri di verifica. Prima del corso è necessario analizzare le mansioni, gli esiti della valutazione dei rischi, gli infortuni, le segnalazioni e le difficoltà operative emerse. Durante l’attività, il docente deve favorire la partecipazione e verificare che il linguaggio sia comprensibile, anche in presenza di lavoratori stranieri o con differenti livelli di esperienza. 

Al termine non basta misurare il gradimento o somministrare una prova teorica. L’efficacia deve essere controllata sul lavoro attraverso l’osservazione dei comportamenti, il corretto impiego dei DPI, il rispetto delle procedure e l’uso appropriato delle attrezzature. Eventuali scostamenti devono portare a interventi correttivi, affiancamento, addestramento o aggiornamento dei contenuti. Anche dirigenti, preposti e responsabili aziendali devono contribuire al monitoraggio, offrendo riscontri coerenti e valorizzando i comportamenti sicuri adottati nel lavoro quotidiano. 

Una formazione partecipata può migliorare l’attenzione, la capacità di riconoscere i pericoli e la disponibilità a segnalare anomalie, contribuendo alla costruzione di una cultura della sicurezza condivisa. Per ottenere questi risultati, però, le metodologie innovative devono essere utilizzate con rigore e non come semplice intrattenimento: ogni attività deve avere una finalità preventiva precisa, essere collegata ai rischi reali e produrre comportamenti verificabili.

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