Il fotovoltaico può registrare una riduzione dell’efficienza durante le ondate di calore, nonostante la maggiore disponibilità di radiazione solare. Il fenomeno dipende dall’aumento della temperatura delle celle, che modifica i parametri elettrici dei moduli e può determinare una diminuzione della potenza prodotta. Le prestazioni nominali dei pannelli vengono generalmente definite in condizioni standard, con una temperatura della cella pari a 25 °C, mentre durante le giornate più calde la superficie dei moduli può raggiungere valori sensibilmente superiori.
Per le imprese, il calo della produzione deve essere considerato nella progettazione, nella previsione dei rendimenti e nella gestione degli impianti. Il tema interessa anche la sicurezza sul lavoro. Gli articoli 17 e 28 del Dlgs 81/2008 impongono al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti nell’attività, compresi quelli connessi alle operazioni di controllo e manutenzione. L’articolo 71 richiede inoltre che le attrezzature siano sottoposte a interventi idonei a garantire nel tempo condizioni di sicurezza, mentre i lavori svolti sulle coperture devono essere organizzati considerando il rischio di caduta dall’alto e l’esposizione alle condizioni climatiche.
Il fotovoltaico perde rendimento quando aumentano le temperature
Il funzionamento di un impianto fotovoltaico non dipende soltanto dalla quantità di luce disponibile. Quando la temperatura delle celle aumenta, la tensione prodotta diminuisce e il lieve incremento della corrente non riesce generalmente a compensare tale perdita. Il risultato è una riduzione temporanea della potenza erogata. L’entità del fenomeno varia in base alla tecnologia utilizzata, alle caratteristiche indicate dal produttore, alla ventilazione dei moduli e alle condizioni di installazione. Gli impianti collocati sulle coperture con uno spazio insufficiente per la circolazione dell’aria possono trattenere maggiormente il calore.
Anche l’accumulo di sporco, la presenza di ombreggiamenti localizzati e il deterioramento di celle o collegamenti possono generare differenze di temperatura e punti caldi. Durante le ondate di calore è quindi opportuno confrontare la produzione reale con quella attesa, analizzare gli eventuali scostamenti e controllare inverter, quadri, cavi e dispositivi di protezione. Il monitoraggio non deve essere utilizzato soltanto per misurare il rendimento economico dell’impianto, ma anche per individuare tempestivamente anomalie che potrebbero favorire guasti, surriscaldamenti o interruzioni del servizio.
La manutenzione deve proteggere impianti e lavoratori
Le imprese possono limitare gli effetti del caldo attraverso una manutenzione programmata e una verifica periodica delle prestazioni. Gli interventi devono comprendere il controllo della pulizia dei moduli, della ventilazione, dei serraggi, dei collegamenti elettrici e dello stato degli inverter. Le ispezioni termografiche possono contribuire a individuare celle difettose, connessioni deteriorate e zone caratterizzate da temperature anomale.
Ogni operazione deve tuttavia essere affidata a personale competente e svolta secondo le istruzioni del fabbricante, evitando interventi improvvisati nelle ore di maggiore irraggiamento. I lavoratori impegnati sulle coperture sono infatti esposti contemporaneamente al rischio elettrico, alla caduta dall’alto, al contatto con superfici calde e allo stress termico. L’organizzazione delle attività deve prevedere orari compatibili con le temperature, pause, disponibilità di acqua, protezione dalla radiazione solare e procedure per riconoscere tempestivamente i sintomi di malessere.
Devono inoltre essere adottati sistemi di accesso sicuri, protezioni collettive e dispositivi anticaduta adeguati. Il DVR e le procedure di manutenzione devono tenere conto delle condizioni climatiche prevedibili e stabilire quando rinviare o interrompere gli interventi. Un impianto ben progettato, monitorato e mantenuto consente quindi di contenere le perdite di produzione e, nello stesso tempo, di prevenire guasti e rischi per gli operatori.


