La postura prolungata, mantenuta seduti o in piedi per gran parte della giornata lavorativa, rappresenta un fattore da considerare nella valutazione dei rischi aziendali. Una nuova scheda informativa resa disponibile dall’Ispettorato nazionale del lavoro richiama l’attenzione sugli effetti delle posture statiche e fornisce indicazioni per rendere il lavoro più dinamico. Il documento non introduce nuovi obblighi, ma si inserisce nel quadro della direttiva 89/391/CEE e del Dlgs 81/2008. In particolare, l’articolo 28 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza, mentre l’articolo 15 richiede il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro e nella definizione delle postazioni.
Per gli addetti ai videoterminali, l’articolo 174 prevede inoltre l’analisi dei rischi connessi alla postura, all’affaticamento fisico e mentale e alle caratteristiche della postazione. L’articolo 175 disciplina invece le interruzioni dell’attività al videoterminale mediante pause o cambiamenti di mansione. La permanenza nella stessa posizione deve quindi essere esaminata considerando la durata dell’esposizione, la possibilità di muoversi, le attrezzature utilizzate e le condizioni individuali dei lavoratori.
La postura prolungata e i tempi indicativi di esposizione
La scheda considera la prolungata postura seduta quando viene mantenuta per almeno due ore continuative o per oltre cinque ore complessive al giorno. La postura in piedi è invece definita prolungata quando supera un’ora continuativa o quattro ore complessive nella giornata. Questi valori costituiscono riferimenti tecnici utili per la prevenzione e non nuovi limiti sanzionatori. Il rischio non riguarda soltanto i disturbi muscolo-scheletrici a schiena, collo, spalle, gambe e piedi. La sedentarietà può essere associata anche a problemi cardiovascolari, diabete di tipo 2, obesità e affaticamento, mentre la posizione eretta statica può favorire disturbi circolatori, gonfiore agli arti inferiori e vene varicose.
Sono particolarmente esposti gli impiegati, gli addetti ai call center, gli autisti, i lavoratori da remoto e gli operatori delle sale di controllo. La postura in piedi prolungata può invece interessare cassieri, addetti alla reception, personale della ristorazione, farmacisti, addetti alla sicurezza e lavoratori delle linee produttive. Il principio centrale è evitare di sostituire semplicemente lo stare seduti con lo stare in piedi. La misura più efficace consiste nell’alternare posizione seduta, posizione eretta e movimento durante la giornata lavorativa.
Le misure per alternare seduta, posizione eretta e movimento
Le imprese devono verificare se l’organizzazione delle attività consente ai lavoratori di cambiare posizione e interrompere periodicamente la staticità. La prevenzione può comprendere postazioni regolabili, sedie e sgabelli adeguati, piani di lavoro adattabili, tappetini ergonomici e spazi che permettano brevi spostamenti. Sul piano organizzativo possono essere introdotte pause brevi, rotazione dei compiti, alternanza tra attività sedute e in piedi e maggiore autonomia nella gestione dei movimenti. Per chi lavora seduto, le indicazioni tecniche suggeriscono di alzarsi ogni venti o trenta minuti, evitando periodi continuativi troppo lunghi e inserendo almeno dieci minuti di movimento dopo due ore.
Per chi opera in piedi è importante poter camminare, appoggiarsi o sedersi temporaneamente, soprattutto quando la mansione obbliga a rimanere in uno spazio ristretto. Il datore di lavoro deve coinvolgere RSPP, medico competente e RLS nella valutazione, prestando particolare attenzione ai lavoratori anziani, alle persone con patologie croniche e alle lavoratrici gestanti. La formazione deve spiegare come regolare la postazione, riconoscere i primi disturbi e segnalare le criticità. Le misure devono essere inserite nel DVR e verificate nella loro applicazione concreta. Una gestione ergonomica efficace tutela la salute, riduce l’affaticamento e favorisce la continuità delle attività aziendali.


