La riparazione dei beni di consumo sarà disciplinata da nuove disposizioni a partire dal 22 ottobre 2026, con l’entrata in vigore del Dlgs 176 del 25 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2026. Il provvedimento recepisce la direttiva europea 2024/1799 e introduce modifiche al Codice del consumo, Dlgs 206/2005, con l’obiettivo di favorire la riparazione dei prodotti, prolungarne la durata e ridurre la produzione di rifiuti. Le nuove regole interessano principalmente fabbricanti, importatori, distributori e operatori del settore delle riparazioni.
Il decreto introduce nel Codice del consumo gli articoli da 127-bis a 127-undecies, che disciplinano il diritto alla riparazione e gli obblighi informativi nei confronti dei consumatori. Le disposizioni riguardano, in particolare, i beni per i quali la normativa europea stabilisce specifici requisiti di riparabilità, anche quando il difetto si manifesta al di fuori del periodo di responsabilità del venditore. La riforma rafforza inoltre le tutele previste durante la garanzia legale, incentivando la scelta della riparazione rispetto alla sostituzione del prodotto. Per le imprese coinvolte diventa quindi necessario verificare i nuovi adempimenti e adeguare le procedure di assistenza e gestione delle richieste.
Riparazione dei beni: gli obblighi per fabbricanti e venditori
Il nuovo articolo 127-quinquies del Codice del consumo stabilisce che i fabbricanti devono garantire, su richiesta del consumatore, la riparazione dei prodotti rientranti nelle categorie individuate dalla normativa europea, salvo i casi in cui l’intervento risulti impossibile. La riparazione deve essere effettuata gratuitamente oppure a un prezzo ragionevole, entro tempi adeguati. Durante l’intervento, il fabbricante può mettere a disposizione un prodotto sostitutivo, gratuito o a costo ragionevole, da restituire al termine della riparazione. Nei casi in cui il fabbricante sia stabilito fuori dall’Unione europea, l’obbligo ricade sul rappresentante autorizzato oppure, in sua assenza, sull’importatore o sul distributore, secondo l’ordine previsto dalla legge.
Le imprese che forniscono ricambi e strumenti devono applicare prezzi che non scoraggino la riparazione. È inoltre vietato ostacolare ingiustificatamente gli interventi attraverso limitazioni contrattuali o tecnologiche. I soggetti obbligati devono rendere accessibili online le informazioni sui prezzi indicativi delle riparazioni e sui servizi disponibili. Il decreto modifica anche la disciplina della garanzia legale: quando il consumatore sceglie la riparazione per risolvere un difetto di conformità, il periodo di responsabilità del venditore viene esteso una sola volta di dodici mesi. Prima dell’intervento, il venditore deve informare il consumatore della possibilità di scegliere tra riparazione e sostituzione e dell’eventuale estensione della tutela.
Gli adeguamenti richiesti alle imprese e le nuove opportunità
Le nuove disposizioni richiedono alle imprese interessate una revisione delle procedure di assistenza post-vendita, della gestione dei ricambi e delle informazioni fornite ai consumatori. I fabbricanti devono verificare quali prodotti rientrano nell’obbligo di riparazione, assicurare la disponibilità dei servizi previsti e organizzare gli interventi entro tempi ragionevoli. Per importatori e distributori è importante individuare correttamente le responsabilità applicabili, soprattutto quando il produttore ha sede fuori dall’Unione europea.
I venditori devono aggiornare le procedure relative alla garanzia legale, informando adeguatamente i clienti sulle alternative disponibili e sulla possibile estensione del periodo di responsabilità. La riforma introduce anche una piattaforma europea dedicata alla riparazione, con una sezione nazionale attraverso la quale i consumatori potranno individuare operatori specializzati e servizi disponibili. Per le piccole e medie imprese attive nella manutenzione e nell’assistenza tecnica si aprono nuove opportunità di mercato, legate alla crescente valorizzazione della riparazione e del ricondizionamento.
Il rispetto delle nuove regole richiede tuttavia un’attenta organizzazione dei processi, una comunicazione trasparente dei costi e una gestione efficace dei rapporti con i clienti. L’obiettivo è promuovere modelli produttivi più sostenibili, favorendo il riutilizzo dei beni e riducendo la necessità di sostituire prodotti ancora riparabili.


