pesca

Infortuni nel settore pesca e navigazione in aumento, i dati Inail

Gli infortuni sul lavoro nel settore della navigazione e della pesca marittima denunciati all’Inail dal 2017 al 2021 sono passati da 911 a 1479, con un aumento registrato soprattutto negli anni dell’emergenza pandemica. Tra il 2019 e il 2020, infatti, l’incremento delle denunce è stato di 136 casi, e di 421 tra il 2020 e il 2021.

Prevalenza delle denunce di infortunio nel trasporto passeggeri e in quello merci, e nella pesca

Gli infortuni mortali accertati positivamente accaduti nel quinquennio 2017-2021 sono 32 e per oltre l’84% dei casi sono avvenuti in occasione di lavoro. I lavoratori vittime di infortunio mortale, sia in itinere che in occasione di lavoro, sono tutti di sesso maschile, ed è il settore della pesca, con il 66,7%, quello che ha registrato il maggior numero di eventi mortali in occasione di lavoro.

Riguardo specificamente al biennio 2020-2021, i dati Inail riportati segnalano altre informazioni di interesse, come ad esempio le denunce di infortunio per sesso degli infortunati, anche qui prevalentemente maschi.

La classe di età con la maggior frequenza di infortuni si registra fra i 50 e i 59 anni e i Paesi di provenienza degli infortunati nati all’estero risultano essere principalmente Romania, Germania e Tunisia.

Da segnalare anche la sede delle lesioni riportate, con la prevalenza degli arti inferiori (coscia, ginocchio, gamba, caviglia) e, a seguire, mani e dita, e la loro natura, che vede le contusioni al primo posto.

Malattie professionali, predominanti quelle del sistema osteomuscolare e connettivo

Dal 2017 al 2022, le tecnopatie denunciate variano dal minimo di 531 del 2020 al massimo di 891 del 2018.

Anche qui vengono forniti approfondimenti relativi al biennio 2020-2021, in cui le malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo risultano predominanti. A seguire, con percentuali molto inferiori, le malattie dell’orecchio e dell’apofisi mastoide, principalmente per casi di ipoacusia, e quelle del sistema nervoso. Da ultimo, tumori e malattie del sistema respiratorio.

sospensioni

Più di 6mila le sospensioni di attività (INL), quanto è importante rendere più accessibile la normativa?

Sono 6mila 196 le sospensioni di attività d’impresa. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro rende noti i risultati dell’attività di ispezione messa in campo dall’1 gennaio al 30 settembre 2022 su input della Direzione Centrale per la tutela, la vigilanza e la sicurezza del lavoro.

I dati e le sospensioni di attività

Sono state 12mila 522 le ispezioni effettuate in materia di salute e sicurezza e hanno riguardato tutti i settori produttivi, con un focus particolare su quelli a maggiore rischio infortunistico, tra i quali l’edilizia.

Rilevante la percentuale di irregolarità riscontrata, pari ad oltre l’83%; 6mila 196 i provvedimenti di sospensione dell’attività di impresa complessivamente adottati: 4.085 per impiego di personale in nero e 2.111 per gravi violazioni in materia di salute e sicurezza.

A seguito dell’adozione delle sospensioni, l’83% delle imprese ha provveduto alla regolarizzazione
e, conseguentemente, i provvedimenti adottati dagli ispettori sono stati revocati.

Il direttore dell’INL, Bruno Giordano

“È utile sottolineare il dato delle sospensioni – dichiara il direttore dell’Ispettorato, Bruno Giordano
– sotto un duplice profilo: quello dell’incremento dei provvedimenti (basti pensare che nell’arco del
2021 erano stati adottati 3.971 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, mentre nei soli
primi 9 mesi di quest’anno le sospensioni sono state 6.196) e quello della regolarizzazione conseguente ai provvedimenti. Una percentuale così elevata di revoche, pari all’83%, testimonia un forte impatto in materia di recupero della legalità come lavoro regolare e sicuro”.

Il dato è alto, ma occorre semplificare la normativa

“Il dato è forte e preoccupante – afferma Unasf Conflavoro PMI -, ma è anche giunto il momento di rivedere la normativa in senso più “accessibile” per le imprese, il che non significa assolutamente renderla più leggera negli obblighi, ma facilitare l’adempimento di questi obblighi. In che modo? Con una semplificazione normativa, appunto, con una formazione differente e soprattutto sostenendo le imprese nei tanti, e giusti, adempimenti al dlgs 81/08. La Sicurezza sul Lavoro deve essere una priorità“.

Unasf Conflavoro PMI, insieme alle altre maggiori associazioni HSE riunite nell’Italian Summit HSE, sta lavorando ad una serie di proposte per la semplificazione normativa, una nuova formative e una proposta di credito di imposta per sostenere le aziende nei costi per l’adempimento agli obblighi previsti dal dlgs 81/08.

inquinanti atmosferici

Inquinanti atmosferici e mortalità, i dati Inail

L’esposizione ad inquinanti atmosferici provoca effetti sulla salute con rilevanti impatti sulla mortalità e morbosità della popolazione. L’effetto combinato di inquinanti in aria, nell’ambiente e quelli presenti negli ambienti indoor, inclusi i luoghi di lavoro, si stima che possa causare circa 7 milioni di morti premature nel mondo (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Recentemente l’OMS ha aggiornato i valori guida di concentrazione degli inquinanti atmosferici, riducendo i livelli di riferimento per la salvaguardia della salute della popolazione.

In Italia numerosi studi hanno stimato l’effetto sulla salute della popolazione dovuta ad esposizioni ad inquinanti atmosferici, analizzando le grandi aree metropolitane, ma non erano finora disponibili informazioni a livello nazionale che includano i comuni più piccoli spesso privi di indagini ambientali specifiche.

Alcuni dati rilevano che i lavoratori occupati in settori a rischio per malattie respiratorie, hanno un incremento di rischio di circa lo 0,5% rispetto ai soggetti non esposti.

Una ricerca Inail analizza l’associazione tra inquinanti atmosferici, e la mortalità causa-specifica.


Rischi da inquinanti atmosferici, l’analisi scientifica condotta nel progetto collaborativo

La ricerca, condotta nell’ambito del progetto Uso di BIG data per la valutazione degli Effetti sanitari acuti e cronici dell’inquinamento atmosferico nella Popolazione Italiana (BIGEPI), promosso da Inail attraverso il bando di ricerche in collaborazione (BriC) 2019, è stata pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Environmental Research.

Lo studio ha analizzato i decessi giornalieri in tutti i comuni d’Italia nel triennio 2013-2015, per diverse cause (naturali, cardiovascolari, respiratorie, cerebrovascolari, metaboliche, mentali e nervose), mettendole in relazione con l’esposizione giornaliera ad inquinanti atmosferici della popolazione residente nei suddetti comuni.

Tali dati sono stati analizzati con metodi statistici per determinare l’associazione tra rischio di mortalità per una determinata causa e l’esposizione a polveri sottili e biossido di azoto.

L’analisi ha permesso di individuare una associazione tra la mortalità giornaliera per cause naturali, cardiovascolari, cardiache, respiratorie e nervose con l’esposizione giornaliera alle polveri sottili, così come una associazione tra le morti per cause respiratorie e metaboliche con l’esposizione a biossido di azoto.

L’approfondimento dello studio per livelli di urbanizzazione ha inoltre permesso di evidenziare che le suddette associazioni non si presentato solo per le aree urbanizzate, oggetto dei precedenti studi, ma anche nelle aree suburbane e rurali, confermando l’effetto sulla salute anche a basse concentrazioni, senza nessuna soglia di sicurezza per l’esposizione. Infine sono stati stimati effetti sulla mortalità per cause naturali e cardiovascolari per la popolazione più anziana.

I dati di mortalità utilizzati nello studio

Sono stati utilizzati i dati di mortalità causa-specifica collezionati dagli archivi ISTAT. Circa 1,8 milioni di casi per morte naturale sono stati inclusi nello studio, di cui 680mila per cause cardiovascolari, 477mila cardiache e 131mila respiratorie. Tali dati forniscono oltre alla causa di morte, la data dell’evento, il comune di residenza dell’individuo e la sua età al decesso. 

I rischi individuati

La ricerca ha individuato che ogni aumento di 10 mg/m3 di PM10 e PM2.5 produce un aumento di rischio di 1,26% e 2,08% di mortalità per cause naturali, di 1,18% e 2,32% per cause cardiovascolari, di 1,40% e 2,91% per cause cardiache, di 3,54% e 4,55% per cause respiratorie, e di 4,55% e 9,64% per cause nervose per il PM10 e il PM2.5 rispettivamente.

Ogni incremento di 10 mg/m3 di biossido di azoto produce un aumento del rischio di 6,68% per cause respiratorie e di 7,30% per cause metaboliche. Tali rischi includono anche il contributo occupazionale soprattutto per le malattie respiratorie.

Recenti studi condotti da Inail hanno evidenziato che i lavoratori occupati in settori a rischio per malattie respiratorie, hanno un incremento di rischio di circa lo 0,5% rispetto ai soggetti non esposti.

covid-19

I rischi per chi lavora al freddo, come prevenirli?

Non esistono parametri per definire il freddo. In linea generale, si può definire lavoro al freddo quello svolto a temperature inferiori a 15° se riguarda lavori sedentari e che implicano minimi movimenti.

Il rischio puù alto è per i lavori che si svolgono a temperature inferiori ai 5°, e in particolare per tutte operazioni svolte a temperature sotto lo zero, il rischio che il lavoratore corre è immediatograve e da valutare con la massima attenzione.

I disturbi provocati dal freddo

Il lavoro al freddo può provocare vari disturbi agli arti che vanno dalla semplice perdita di sensibilità a geloni. Nei casi più gravi invece, chi lavora al freddo è esposto a rischio ipotermia, un disturbo per cui l’individuo non è più in grado di regolare la sua temperatura interna e che può aver conseguenze drammatiche quali alterazioni dello stato di coscienzacoma e anche decesso.

Molto diffusi anche tra i lavoratori che lavorano a basse temperature i disturbi all’apparato muscoloscheletrico.

Alcuni consigli per la gestione del rischio nel DLgs 81/08

Prevedere un riscaldamento locale (raggi infrarossi) e evitare che si formino correnti d’aria. Prevedere tappetini termicamente isolanti. Evitare di creare escursione termica. Trascorrere i tempi di pausa in ambienti riscaldati. Utilizzare biancheria termica.

Per i lavoratori all’aperto, se le temperature fossero estremamente basse, è necessaro mettere in atto ulteriori misure: capanni, tettoie, indumenti più pesanti.

trattori

Trattori, rischio ribaltamento. Le normative e i sistemi di sicurezza

Anche chi lavora in campo agricolo deve essere messo in condizione di poter lavorare in Sicurezza per tutelare la propria salute. Fra i maggiori rischi per i lavoratori agricoli si ssegnalano gli infortuni legati al ribaltamento dei trattori.

Cosa prevedono le normative europee e nazionali? La direttiva europea 42/CE del 2006, conosciuta anche come Direttiva Macchine fa esplicitamente riferimento a strutture per tutelare gli operatori in caso di ribaltamento e caduta oggetti, oltre a sistemi di ritenzione per mantenere le persone sul sedile.

Per quanto riguarda le normative italiane, un punto di svolta è segnato dall’allegato V del decreto legislativo 81 del 2008. Ulteriori precisazioni, soprattutto in termini di specificazioni tecniche, si trovano nelle linee guida predisposte dall’Inail.

Ribaltamento trattori, i sistemi di sicurezza

Tra i dispositivi di protezione c’è il telaio di protezione. Gli allegati delle linee guida dell’Inail riportano le schede tecniche per la realizzazione dei telai partendo dai dati di omologazione messi a disposizione dai principali costruttori di trattori italiani. In particolare vengono indicati materiali da utilizzare, numero, dimensioni e spessori di tubolari, piastre, viti e bulloni.

Altro dispositivo di sicurezza sono le cinture di surezza. La cintura serve per evitare che durante il rovesciamento il guidatore venga sbalzato.

È poi necessario che il costruttore rilasci un certificato di conformità per attestare la Sicurezza del trattore.

La visibilità

Per il conducente è inoltre fondamentale avere la massima visibilità. Questa la si ottiene grazie all’introduzione di vetri più grandi e alla riduzione delle zone d’ombra.

Le gabine inoltre proteggono anche il conducente non solo dagli infortuni, ma anche da vibrazioni, rumore, sole e temperature esterne, polveri e fitofarmaci irrorati.


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