Formazione IA: obblighi minimi per l’uso consapevole

Formazione IA: obblighi minimi per l’uso consapevole

La formazione IA è diventata un tema centrale per le organizzazioni che sviluppano, mettono a disposizione o utilizzano sistemi di intelligenza artificiale. Il riferimento principale è il regolamento UE 2024/1689, cioè l’AI Act, che all’art. 4 impone a fornitori e utilizzatori di adottare misure per garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA al personale e agli altri soggetti che operano per loro conto. La nozione di alfabetizzazione IA è collegata anche all’art. 3, n. 56, dello stesso regolamento, dove viene definita come l’insieme di competenze, conoscenze e comprensione che consentono un impiego informato dei sistemi, insieme alla consapevolezza delle opportunità, dei rischi e dei possibili danni. 

La Commissione europea ha inoltre chiarito che tale obbligo è applicabile dal 2 febbraio 2025 e che non richiede un modello unico di corso uguale per tutti, ma un approccio proporzionato alla funzione svolta, all’esperienza del personale, al contesto d’uso e alle persone su cui il sistema produce effetti. Nel quadro nazionale, la notizia richiama anche la legge 23 settembre 2025, n. 132, che rafforza l’attenzione sugli obblighi organizzativi connessi all’uso dell’intelligenza artificiale.

Formazione IA e contenuti minimi del percorso aziendale

La formazione IA, secondo l’impostazione ricostruita dalla notizia e dai chiarimenti europei, non può essere ridotta a una semplice introduzione teorica o a una lezione generica sugli strumenti digitali. Deve invece fornire una comprensione concreta di cosa siano i sistemi impiegati nell’organizzazione, di come funzionino, di quali finalità abbiano e di quali limiti presentino. Un primo contenuto minimo riguarda quindi la conoscenza di base del sistema utilizzato, inclusi logica di funzionamento, ambito applicativo e principali conseguenze operative. Un secondo aspetto riguarda il ruolo dell’organizzazione, che cambia in modo rilevante a seconda che essa sviluppi un sistema di IA, lo integri nei propri processi o lo utilizzi come strumento acquistato da terzi.

A questo si aggiunge la necessità di trattare i rischi connessi all’impiego dell’IA, compresi errore, opacità decisionale, uso improprio, impatti sui diritti delle persone e possibili effetti organizzativi. La Commissione europea ha precisato che il livello di formazione deve tenere conto delle conoscenze tecniche, dell’esperienza, del grado di istruzione e del tipo di mansione dei soggetti coinvolti. Per questo una formazione valida non può essere identica per dirigenti, operatori, funzioni HR, addetti compliance o personale tecnico. La stessa logica impone di adattare il percorso al settore di attività, allo scopo per cui il sistema viene usato e al grado di incidenza che esso ha sulle persone interessate.

Gli effetti pratici su imprese, lavoratori e organizzazione

Le ricadute operative sono rilevanti. Le imprese non possono limitarsi a introdurre strumenti di IA nei flussi di lavoro senza verificare se il personale abbia davvero compreso modalità d’uso, limiti, margini di controllo umano e responsabilità interne. La formazione, infatti, diventa una misura organizzativa necessaria per ridurre errori, impieghi impropri e decisioni assunte in modo acritico sulla base dell’output generato dal sistema. 

Per i lavoratori, questo significa acquisire strumenti utili per riconoscere quando l’IA supporta l’attività e quando invece occorre un controllo ulteriore, una verifica dei dati o un intervento umano più incisivo. Per le aziende, significa costruire percorsi differenziati, aggiornabili e coerenti con i sistemi realmente utilizzati, evitando approcci standardizzati che rischiano di essere insufficienti. La Commissione europea ha anche chiarito che l’art. 4 non impone necessariamente un test formale di misurazione delle conoscenze, ma richiede comunque che il livello di alfabetizzazione sia effettivamente adeguato.

In termini pratici, questo spinge verso programmi interni più strutturati, registrazione delle attività formative, mappatura dei ruoli coinvolti e collegamento tra formazione, governance del sistema, trasparenza e supervisione umana. L’uso dell’IA, quindi, non è più solo una scelta tecnologica, ma una responsabilità organizzativa che richiede competenze minime diffuse e una gestione più consapevole del rischio.

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