Patente a crediti: recupero con commissioni territoriali

Patente a crediti: recupero con commissioni territoriali

La patente a crediti nei cantieri trova il suo riferimento principale nell’art. 27 del Dlgs 81/2008, che disciplina il sistema di qualificazione per imprese e lavoratori autonomi operanti nei cantieri temporanei o mobili. Il meccanismo prevede un punteggio iniziale di 30 crediti, suscettibile di decurtazione in presenza delle violazioni indicate nell’allegato I-bis del medesimo decreto. Il possesso del punteggio minimo è condizione necessaria per continuare a operare, mentre la perdita dei crediti può determinare effetti immediati sulla continuità dell’attività. 

A completare il quadro regolatorio interviene il D.M. 18 settembre 2024, n. 132, che disciplina le modalità applicative della patente e richiama anche i crediti ulteriori collegati ad attività, investimenti o formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Su questo impianto si innesta il decreto direttoriale INL n. 24 del 6 marzo 2026, seguito dalla circolare INAIL n. 12 del 10 aprile 2026, che hanno definito il funzionamento delle Commissioni territoriali chiamate a valutare il recupero dei crediti decurtati.

Patente a crediti e percorsi per il recupero dei punti

La novità centrale consiste proprio nell’attivazione delle Commissioni territoriali, costituite presso ogni ambito regionale e composte da rappresentanti dell’INL e dell’INAIL. Il loro compito non è solo formale, ma sostanziale: dopo l’istruttoria, devono individuare gli adempimenti necessari e proporzionati al numero dei crediti da recuperare, fino a un massimo di 15. Le linee guida richiamate dalla circolare INAIL servono a uniformare i criteri sul territorio nazionale e a stabilire contenuti minimi, durata dei percorsi e soggetti formatori ammessi. Un punto particolarmente rilevante riguarda l’esclusione del datore di lavoro dai soggetti formatori dei percorsi riparativi. 

Gli adempimenti deliberati dalle Commissioni possono consistere nella partecipazione a specifici percorsi formativi in materia di salute e sicurezza da parte dei soggetti responsabili delle violazioni, come nei casi di omessa elaborazione del DVR, mancata predisposizione del piano di emergenza, carenze nella formazione o nell’addestramento, mancata nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione o altre gravi criticità organizzative. Quando i responsabili non sono più in forza presso l’impresa, i percorsi possono essere rivolti a personale che svolge le medesime funzioni. La stessa logica vale anche per i lavoratori impiegati nel cantiere in cui si sono verificate le violazioni oppure, se non più presenti, per lavoratori addetti ad attività analoghe. Oltre alla formazione, le Commissioni possono richiedere anche la realizzazione di investimenti in materia di salute e sicurezza, secondo criteri di proporzionalità rispetto alla dimensione aziendale e al recupero richiesto.

Gli effetti pratici per imprese e lavoratori nei cantieri

Le implicazioni operative sono significative. Il recupero dei crediti non si traduce in un automatismo, ma in un percorso riparativo che impone alle imprese di dimostrare una correzione concreta delle carenze che hanno portato alla decurtazione. Questo sposta l’attenzione dalla sola sanzione alla capacità organizzativa dell’azienda di rivedere procedure, ruoli, formazione interna e investimenti in prevenzione. Per le imprese, quindi, diventa essenziale tenere aggiornata tutta la struttura documentale e gestionale della sicurezza, dal DVR alla formazione dei lavoratori, fino alla nomina dei soggetti obbligatori e alla gestione delle emergenze. 

Per i lavoratori, invece, il nuovo sistema rafforza il valore della formazione come leva di tutela reale e non come semplice adempimento cartaceo, perché il recupero dei crediti può passare anche dal coinvolgimento diretto degli addetti esposti ai rischi del cantiere. In questo senso, le Commissioni territoriali introducono un criterio più selettivo e più aderente alla gravità delle violazioni, ma anche più esigente sotto il profilo organizzativo. Il messaggio che emerge è chiaro: la patente a crediti non va letta solo come strumento sanzionatorio, ma come sistema che collega la permanenza sul mercato alla qualità effettiva della gestione della salute e sicurezza sul lavoro.

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