Gli obblighi inerenti alla prevenzione del rischio ergonomico da posizione eretta derivano dal DLgs 9 aprile 2008, n. 81. In base all’articolo 17, ogni attività potenzialmente dannosa, inclusa la stazione prolungata in piedi, deve essere valutata e gestita. L’articolo 28 stabilisce inoltre che il DVR includa le posture statiche mantenute per lunghi periodi, tenendo conto delle caratteristiche personali dei lavoratori, tra cui genere, età, condizioni di salute e gravidanza.
Gruppi più esposti al rischio ergonomico da posizione eretta
Secondo i dati dell’Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro, rimanere in piedi per più di un’ora consecutiva o per oltre quattro ore al giorno, senza possibilità di movimento, rappresenta un rischio concreto per la salute. Tra i lavoratori maggiormente esposti si segnalano coloro che svolgono attività del settore alberghiero, sanitario, commerciale, manifatturiero e di laboratorio. In particolare, le donne risultano più vulnerabili, non solo perché sovra-rappresentate in ruoli che richiedono stazione prolungata, ma anche perché spesso si trovano a operare in postazioni progettate su misure maschili, con maggiore affaticamento e difficoltà soprattutto in gravidanza.
Anche i lavoratori anziani, affetti da patologie croniche come artrite o disturbi circolatori, hanno maggiori difficoltà a sopportare la stazione eretta. Inoltre, i lavoratori stranieri impiegati in mansioni meno qualificate e più usuranti risultano più a rischio e tendono a riferire un maggior carico fisico.
Conseguenze sulla salute e produttività
Restare a lungo in piedi può causare disturbi muscolo‑scheletrici come lombalgia, rigidità articolare, dolori a piedi e caviglie, oltre a problemi circolatori, tra cui vene varicose, stanchezza cronica e tensione cardiaca. Inoltre può sfociare in malattie cardiovascolari, soprattutto se la posizione eretta non è alternata a momenti di movimento.
L’esposizione prolungata su superfici dure o in presenza di vibrazioni, come in alcuni reparti industriali, aumenta ulteriormente il rischio di danni alla schiena e ai piedi.
Strategie efficaci di prevenzione
La relazione EU‑OSHA raccomanda un approccio strategico articolato in tre elementi chiave: alternanza delle posture, progettazione ergonomica della postazione e coinvolgimento del lavoratore. In termini pratici, si suggerisce di modulare l’attività nelle seguenti proporzioni:
- 30 % in piedi
- 60 % seduti
- 10 % in movimento o appoggio/supporto
Questa distribuzione evita l’esposizione statica continuativa, promuove il movimento e migliora la circolazione.
Interventi da inserire nel DVR
Per realizzare una prevenzione efficace occorre introdurre nel DVR misure organizzative, tecniche e formative, quali l’introduzione di postazioni regolabili in altezza, sedute temporanee, tappetini antiaffaticamento, rotazione delle attività e pause frequenti. È essenziale inoltre che ogni lavoratore acquisisca consapevolezza delle corrette posture e segnali tempestivamente eventuali sintomi di disagio fisico.
Ruoli e responsabilità
Spetta al datore di lavoro attuare la valutazione specifica del rischio, dotarsi di strumenti ergonomici e promuovere una cultura di prevenzione. Al personale è richiesto un approccio attivo: adottare le soluzioni disponibili, partecipare alla formazione, segnalare disagi e collaborare a possibili modifiche organizzative. Il dialogo tra lavoratore, medico competente, RSPP e RLS è determinante per un intervento efficace e condiviso.
Benefici e rischi di un approccio responsabile
Adottare misure preventive si traduce in minori disturbi muscolo‑scheletrici, ridotta assenteismo, maggiore efficienza lavorativa e miglior clima aziendale. Tuttavia, ignorare o sottovalutare il problema può portare a patologie croniche, contenziosi, sanzioni e danni alla reputazione.


