Il mercurio contenuto nell’amalgama dentale è al centro di un percorso normativo diretto a ridurne progressivamente l’impiego, tutelando la salute umana, l’ambiente e i lavoratori esposti. Il quadro internazionale deriva dalla Convenzione di Minamata, ratificata dall’Italia con la legge 8 ottobre 2020, n. 134. A livello europeo, il regolamento UE 2017/852 disciplina l’uso, il commercio, lo stoccaggio e la gestione dei rifiuti contenenti mercurio. L’articolo 10 ha introdotto specifiche misure per il settore odontoiatrico, vietando dal 1° gennaio 2019 l’impiego di mercurio in forma libera e consentendo esclusivamente amalgama incapsulata e predosata.
Il regolamento UE 2024/1849 ha rafforzato questo sistema: dal 1° gennaio 2025 l’amalgama dentale non può più essere utilizzata per i trattamenti nell’Unione europea, salvo quando il dentista la ritenga strettamente necessaria per esigenze mediche specifiche del paziente. Dalla stessa data ne è vietata l’esportazione, mentre dal 1° luglio 2026 sono vietate anche la fabbricazione e l’importazione, ferme restando le limitate deroghe sanitarie. In Italia, il decreto del Ministero della salute dell’11 novembre 2020 aveva già adottato il piano nazionale per la progressiva eliminazione dell’amalgama dentale.
Mercurio: dal divieto d’uso al phase-out europeo
Il mercurio è un metallo pesante persistente, capace di diffondersi nell’ambiente e di trasformarsi, negli ecosistemi acquatici, in metilmercurio. Questa forma può accumularsi negli organismi e concentrarsi lungo la catena alimentare, determinando possibili effetti tossici, in particolare sul sistema nervoso. L’amalgama dentale contiene una percentuale rilevante di mercurio insieme ad argento, stagno, rame e altri metalli. Le emissioni e i rilasci possono verificarsi durante l’intero ciclo di vita del materiale: produzione, impiego, rimozione delle vecchie otturazioni e gestione degli scarti. I dati nazionali mostrano una progressiva riduzione dell’uso dell’amalgama.
Le confezioni vendute sono passate da 6.708 nel 2021 a 4.256 nel 2022 e a 3.276 nel 2023. Anche i quantitativi di rifiuti ritirati e stoccati sono diminuiti dopo il valore massimo registrato nel 2022, pur restando rilevanti per effetto della rimozione di otturazioni realizzate negli anni precedenti. Il divieto non comporta infatti la rimozione automatica delle otturazioni esistenti. La sostituzione deve essere valutata dal professionista in relazione alle condizioni cliniche del paziente, evitando interventi non necessari che potrebbero generare un’ulteriore esposizione a particelle e vapori.
Studi odontoiatrici: prevenzione, separatori e rifiuti
Gli studi odontoiatrici continueranno a gestire amalgama contenente mercurio durante la rimozione di vecchie otturazioni e nelle eventuali applicazioni ammesse per specifiche esigenze mediche. Il datore di lavoro deve quindi mantenere aggiornata la valutazione del rischio chimico prevista dal Titolo IX del Dlgs 81/2008. L’articolo 223 richiede di considerare proprietà pericolose, durata e livello dell’esposizione, modalità operative e possibili effetti sulla salute.
Le lavorazioni più delicate comprendono la fresatura, che può produrre aerosol, polveri e vapori, e la pulizia dei filtri e dei separatori, durante la quale può verificarsi il contatto con residui concentrati. Le misure di prevenzione devono includere aspirazione ad alta velocità, refrigerazione ad acqua, adeguato ricambio dell’aria, corretta manutenzione delle apparecchiature e dispositivi di protezione individuati in base alla valutazione. Gli studi che rimuovono otturazioni in amalgama devono inoltre disporre di separatori capaci di trattenere almeno il 95% delle particelle.
I frammenti, le capsule, i fanghi e i residui raccolti costituiscono rifiuti speciali pericolosi, identificati dal codice EER 18 01 10*. Devono essere conservati in contenitori idonei, separati dagli altri rifiuti e affidati a soggetti autorizzati, assicurando la documentazione e la tracciabilità previste. Il phase-out riduce l’impiego futuro del materiale, ma richiede ancora procedure rigorose per proteggere lavoratori, pazienti e ambiente.


