Il water mist rappresenta una soluzione consolidata per la protezione attiva contro gli incendi, basata sull’erogazione di acqua attraverso gocce di dimensioni molto ridotte. La tecnologia si inserisce nel quadro generale definito dall’articolo 46 del Dlgs 81/2008, che disciplina la prevenzione incendi nei luoghi di lavoro, e dal decreto del Ministero dell’interno 3 settembre 2021, relativo ai criteri di progettazione, realizzazione ed esercizio della sicurezza antincendio. Per le attività soggette ai controlli dei Vigili del fuoco assume inoltre rilievo il Codice di prevenzione incendi, approvato con il decreto 3 agosto 2015, che comprende il controllo dell’incendio tra le misure della strategia antincendio.
Sul piano tecnico, il principale riferimento europeo è costituito dalla serie EN 14972, dedicata alla progettazione, all’installazione, al controllo, alla manutenzione e alla verifica delle prestazioni dei sistemi fissi ad acqua nebulizzata. Il progressivo ampliamento dei protocolli di prova conferma la maturità raggiunta da una tecnologia sviluppata inizialmente come alternativa ad alcuni agenti estinguenti e oggi applicata in numerosi contesti civili, industriali e infrastrutturali.
Water mist: come le microgocce controllano l’incendio
I sistemi water mist agiscono attraverso una combinazione di effetti fisici che permette di controllare o estinguere le fiamme utilizzando quantità d’acqua generalmente inferiori rispetto agli impianti tradizionali. Le microgocce assorbono rapidamente il calore e, trasformandosi in vapore, contribuiscono al raffreddamento dei prodotti della combustione, delle superfici e dell’ambiente interessato. L’espansione del vapore determina inoltre una riduzione locale della concentrazione di ossigeno nelle immediate vicinanze dell’incendio, mentre la presenza della nebbia d’acqua limita la trasmissione del calore radiante verso materiali e strutture circostanti.
L’efficacia dell’impianto non può tuttavia essere valutata soltanto sulla base della pressione di esercizio o della dimensione delle gocce. La serie EN 14972 richiede che le prestazioni siano dimostrate attraverso protocolli di prova riferiti a specifici scenari di incendio. La progettazione deve quindi rispettare le condizioni con le quali il sistema è stato testato, considerando il tipo di combustibile, la geometria degli ambienti, l’altezza dei locali, la ventilazione, la disposizione degli ostacoli e la configurazione degli ugelli. Il water mist non costituisce pertanto una soluzione universale, ma un sistema prestazionale che deve essere selezionato e dimensionato in relazione al rischio effettivamente presente.
La progettazione deve rispettare prove e scenari di rischio
Le imprese che valutano l’installazione di un impianto water mist devono affidare la progettazione a professionisti qualificati e verificare che il sistema proposto disponga di prove al fuoco coerenti con l’attività da proteggere. La tecnologia può risultare particolarmente utile negli edifici civili, nelle strutture sanitarie, negli alberghi, negli uffici, nei parcheggi, nei data center, negli impianti industriali e negli immobili nei quali occorre contenere i danni prodotti dall’acqua. Il minore fabbisogno idrico può consentire l’impiego di serbatoi più contenuti, tubazioni di dimensioni ridotte e strutture di supporto meno invasive.
Queste caratteristiche possono favorire l’installazione anche in edifici esistenti o sottoposti a vincoli architettonici. I vantaggi devono però essere valutati insieme alle condizioni operative dell’impianto, alla disponibilità della riserva idrica, all’affidabilità dell’alimentazione, alla compatibilità dei componenti e alle esigenze di manutenzione. Il datore di lavoro deve inoltre integrare il sistema nella valutazione del rischio incendio, nelle procedure di emergenza e nel piano dei controlli periodici.
La corretta gestione richiede verifiche sugli ugelli, sulle tubazioni, sui dispositivi di attivazione, sulle pompe o sulle riserve pressurizzate e sui collegamenti con gli impianti di rivelazione. Una progettazione documentata e una manutenzione regolare permettono di conservare nel tempo le prestazioni dimostrate durante le prove e di garantire una protezione proporzionata agli scenari di rischio aziendali.






