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E’ possibile calcolare il rischio sul lavoro?

Se il rischio sul luogo di lavoro sia calcolabile, e soprattutto come eventualmente quantificarlo, è una domanda a cui tutti gli addetti ai lavori hanno rivolto prima o poi la loro attenzione.

L’oggetto della risposta non è facilmente risolvibile, e trova riscontro nell’art 28 del D.Lgs 81/08, in cui si illustra genericamente come dovrebbe essere effettuata una Valutazione dei Rischi, chi dovrebbe effettuarla e con quali modalità e strumenti.

Tutti i Titoli del Testo Unico dal VI all’XI, e numerosi allegati, approfondiscono l’argomento entrando nel dettaglio della valutazione dei singoli e specifici rischi e cercando di fornire ai datori di Lavoro ed RSPP, gli strumenti e le indicazioni adeguate per calcolare, quantificare e misurare un rischio aziendale.

Di per se il concetto di Rischio viene definito come “La probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione”. Il Rischio è dunque una probabilità, e calcolare una probabilità che un qualsiasi evento si manifesti è una operazione complessa, che deve tenere conto di numerose variabili e presupposti, non sempre facilmente prevedibili a priori.

IL PERICOLO E IL DANNO

Due di queste variabili sono il Pericolo definito come “la proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni” ed il Danno “Accadimento che provoca malfunzionamenti di varia gravità ed una qualsiasi struttura, processo o persona”.

Di norma si definisce quindi il Rischio come la probabilità che il Pericolo provochi un Danno, ed attribuendo dei valori numerici in una tabella a matrice a probabilità e magnitudo (il danno appunto) si prova a quantificare il livello di Rischio incrociando i valori di partenza.

Appare tuttavia riduttivo il metodo che suggerisce di ricondurre qualsiasi tipo di Rischio ad un semplice algoritmo a matrice, senza tenere conto della numerose variabili e componenti che possono contribuire a modificare anche sostanzialmente il risultato. Un elenco non esaustivo di queste variabili potrebbe comprendere la presenza di Dispositivi di protezione, l’esistenza e l’applicazione di procedure di sicurezza, il grado di usura di attrezzature, materiali e strumenti, la misura della percezione del rischio individuale e la componente comportamentale degli operatori che può variare significativamente da soggetto a soggetto.

Tenere conto di tutte le possibili variabili, e soprattutto riuscire in qualche modo a quantificarle, è un compito difficile e indubbiamente oneroso.

Tuttavia riuscire a prevedere un Rischio ed in una certa misura a quantificarlo è richiesto, ed a questo scopo sono fruibili numerosi strumenti, linee guida ed esperienze che possono aiutare le figure preposte nell’ elaborazione di una quanto più efficace valutazione dei rischi.

A parte i validi strumenti matematici e le numerose check-list oggi disponibili, un’attenta valutazione dei rischi non può tuttavia prescindere dall’ esperienza diretta sul campo, dall’ analisi storica degli accadimenti, dalla visita ai luoghi di lavoro e, soprattutto, dall’ esperienza diretta dei lavoratori che sono le figure che quotidianamente si espongono ai rischi, che conoscono la realtà produttiva del loro settore meglio di chiunque altro e che possono dare un contributo indispensabile ed irrinunciabile ad una valutazione dei rischi realistica ed efficace, non elaborata solo sulla carta.

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Anmil: pubblicato il 2° Rapporto salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro

Presentata da Anmil la seconda edizione del Rapporto sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, seconda edizione di un documento nel quale Anmil analizza quanto accaduto nell’anno appena concluso in merito alla sicurezza e allo stato di attuazione del Testo Unico. Gli interventi del legislatore, giurisprudenza e prassi amministrativa, studio e ricerca, l’andamento del numero di infortuni sul lavoro e malattie professionali.

Il documento è stato presentato a Roma nella Sala del Parlamentino del CNEL, così si legge nell’intervento introduttivo del presidente Anmil Franco Bettoni: “sulla scia del successo della prima edizione, ANMIL ha deciso di presentare il secondo Rapporto. Elemento di novità di questa edizione è però costituito dalla presenza di una sezione speciale dedicata all’analisi dello stato di attuazione del Testo Unico Salute e Sicurezza sul Lavoro, in occasione della celebrazione dei suoi dieci anni di vigenza. L’obiettivo è di contribuire, ancora una volta con la consueta impronta etica e sociale, all’innalzamento del livello di conoscenza e consapevolezza pratica della complessa materia prevenzionistica. Una volontà che si rafforza quest’anno, che la nostra Associazione compie 75 anni, costantemente rivolti al monitoraggio dell’evoluzione del fenomeno infortunistico e di rischio in tutti settori produttivi, oltre che dell’evoluzione del quadro normativo per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

Consultabile gratuitamente, pensato come servizio open access, il rapporto è strutturato su cinque sezioni articolate in quindi capitoli. 

Le sezioni riguardano: 

  • andamento infortuni e malattie professionali nei primi dieci anni del Testo unico sicurezza sul lavoro; 
  • attuazione del TU 2008-2018;
  •  riforme del lavoro;
  • campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri 2018-2019;
  •  normativa nazionale ed europea.

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Codice prevenzioni incendi: nuova pubblicazione Inail

Pubblicato da Inail un volume che analizza elementi di flessibilità progettuale derivanti dall’applicazione del Decreto del Ministero dell’Interno 3 agosto 2015. Norme, casi di studio ed esempi pratici al fine di illustrare le potenzialità del Codice nella prevenzione antincendio e nella prevenzione e protezione degli ambienti di lavoro.

Il volume è stato sviluppato da Inail – Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, grazie a un progetto di ricerca avviato in sinergia con il Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente – Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale – Università di Roma “Sapienza” e il Dipartimento per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica – Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (C.N.VV.F).

Un prodotto editoriale pensato per supportare la progettazione e la riflessione dei professionisti, la formazione specialistica. Inail, in fatti, ricorda che la “pubblicazione ha scopo divulgativo e non costituisce in alcun modo una linea guida né un canone interpretativo vincolante. I casi studio trattati non si riferiscono a situazioni reali ma ipotizzate dagli autori a soli fini esplicativi. I giudizi di valore rappresentano l’opinione degli autori ed in nessun caso costituiscono istruzioni in merito a soluzioni tecniche vincolanti”.

Per scaricare gratuitamente la pubblicazione Inail clicca qui.

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Inquinamento atmosferico: relazione critica da parte dell’UE

La Corte dei conti europea ha pubblicato una relazione in materia di inquinamento atmosferico, annunciata anche in Gazzetta ufficiale europea.

Le azioni dell’UE volte a proteggere la salute umana dall’inquinamento atmosferico non hanno prodotto l’impatto atteso, afferma la Corte: ogni anno, l’inquinamento atmosferico provoca nell’UE circa 400 000 decessi prematuri e comporta diseconomie legate alla salute per centinaia di miliardi di euro. Tuttavia, avverte la Corte, questi considerevoli costi umani ed economici non si sono ancora tradotti in un intervento adeguato nell’intera UE e gli inquinanti atmosferici responsabili della maggior parte dei decessi prematuri restano il biossido di azoto e l’ozono troposferico.

La Corte affronta poi l’impianto della direttiva sulla qualità dell’aria ambiente, e giudica l’effettiva attuazione da parte degli Stati Membri le modalità con cui la Commissione ha monitorato e promosso il rispetto della direttiva.

Le valutazioni della Corte hanno poi riguardato quanto la qualità dell’aria sia stata adeguatamente considerata in altre politiche dell’UE e opportunamente sostenuta dai fondi dell’UE e se i cittadini siano stati informati in modo adeguato sui temi relativi alla qualità dell’aria.

Gli standard sulla qualità dell’aria applicati dall’UE sono stati definiti quasi venti anni fa e la Corte ha rilevato che alcuni sono molto meno severi rispetto alle linee-guida dell’Organizzazione mondiale della sanità e ai livelli suggeriti dai più recenti riscontri scientifici. Secondo la Corte, se da un lato le emissioni di inquinanti atmosferici sono diminuite, dall’altro la maggior parte degli Stati membri non rispetta ancora le norme dell’UE in materia di qualità dell’aria e non intraprende azioni sufficientemente efficaci per migliorare la qualità dell’aria.

Per leggere la relazione della Corte Europea in versione integrale clicca qui.

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UE, approva la direttiva sul Copyright: cosa cambia?

Lo scopo primario della normativa è quello di uniformare le singole leggi statali sul diritto d’autore da un lato e di aggiornare le regole, ferme a livello europeo al 2001.

Ma cosa cambia?

Per quanto riguarda i contenuti divulgati su motori di ricerca online e social network (Google, Facebook etc) l’articolo 11 della nuova direttiva sul copyright punta a risolvere l’annosa vicenda del compenso per le pubblicazioni degli editori su queste piattaforme. Di fronte alle pretese di questi ultimi, le piattaforme hanno sempre obiettato che in buona parte il loro traffico viene generato proprio grazie alle anteprime pubblicate sui social network o nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

L’articolo 11 della direttiva stabilisce che ogni stato membro deve garantire che gli editori ricevano compensi “consoni ed equi” per l’uso dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, cioè le aziende di Internet. Sono esclusi gli utilizzi privati dei link e il loro impiego non commerciale, per esempio su Wikipedia.

Altro punto molto discusso è stato l’articolo 13 che si riferisce al controllo che le suddette piattaforme possono esercitare sui contenuti caricati dagli utenti per escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal copyright e sul quale gli utenti non detengono il diritto d’autore. La soluzione potrebbe ricalcare quella del “Content ID” da anni utilizzata da YouTube proprio per evitare il caricamento di video che violano il copyright sul suo sito. Ma anche questo sistema ha delle lacune e a volte comporta la censura immotivata di alcuni contenuti.

E ora?

La direttiva del copyright sarà ora analizzata nei negoziati tra istituzioni europee e stati membri. C’è ancora una possibilità che non sia adottata, nel caso in cui uno o più stati si mettano di traverso. I negoziati potrebbero durare più di un anno.

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