Le frodi alimentari sono al centro della legge 21 aprile 2026, n. 75, recante disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani. Il provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 14 maggio 2026, è entrato in vigore il 29 maggio e rafforza le misure penali e amministrative applicabili lungo tutta la filiera. La disciplina interessa le attività agricole, industriali e commerciali, ma anche ristoranti, bar, gastronomie, negozi alimentari, piattaforme di vendita online e imprese che distribuiscono o somministrano alimenti e bevande.
L’intervento modifica il codice penale e diverse disposizioni settoriali, tra cui il Dlgs 190/2006 sulla rintracciabilità degli alimenti e il Dlgs 231/2017 sulle informazioni fornite ai consumatori. L’obiettivo è contrastare la commercializzazione di prodotti non genuini o diversi per origine, provenienza, qualità e quantità rispetto a quanto dichiarato, tutelando contemporaneamente i consumatori, le imprese corrette e il patrimonio agroalimentare italiano.
Frodi alimentari: nuovi reati e pene più severe
Le principali novità riguardano l’introduzione nel codice penale degli articoli 517-sexies, 517-septies e 517-octies. Il nuovo reato di frode alimentare punisce chi, per ottenere un profitto e indurre in errore il compratore, mette in circolazione alimenti, acque o bevande non genuini oppure sostanzialmente difformi da quanto indicato o pattuito. La pena prevista è la reclusione da due mesi a un anno e la multa da 1.000 a 4.000 euro, salvo i casi di lieve entità. Il commercio di alimenti con segni mendaci riguarda invece l’utilizzo consapevole di indicazioni false o ingannevoli su origine, provenienza, qualità o quantità. In questo caso sono previste la reclusione da tre a diciotto mesi e una multa fino a 20.000 euro.
Le disposizioni comprendono anche le comunicazioni diffuse attraverso siti internet, e-commerce, social network e altri strumenti digitali. Le pene possono essere aumentate quando la condotta riguarda prodotti DOP, IGP o biologici privi della relativa certificazione, quando vengono utilizzati falsi documenti oppure quando la quantità di prodotto coinvolta rende il fatto particolarmente grave. Nei casi più seri o di recidiva il giudice può disporre la chiusura temporanea dello stabilimento o dell’esercizio da cinque giorni a tre mesi. Vengono inoltre rafforzate le pene per la contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni protette, ora punita con la reclusione da uno a quattro anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro.
Le verifiche operative per imprese e attività di vendita
Le imprese devono prestare maggiore attenzione alla rintracciabilità, alle etichette, ai menù, ai documenti commerciali e ai messaggi pubblicitari. La violazione degli obblighi previsti dall’articolo 18 del regolamento (CE) n. 178/2002 può comportare una sanzione da 6.000 a 48.000 euro oppure, quando più elevato, un importo pari al 3 per cento del fatturato annuo, entro il limite massimo di 150.000 euro.
Per le irregolarità esclusivamente documentali o formali che non incidono sulla sicurezza alimentare o sulla rintracciabilità sostanziale è previsto un termine di quindici giorni per la regolarizzazione spontanea. La legge aumenta anche le sanzioni relative alle pratiche leali di informazione, alla denominazione degli alimenti, all’elenco degli ingredienti e all’indicazione del Paese di origine. In alcuni casi l’importo può essere calcolato sul fatturato, con limiti diversi a seconda della violazione.
Un’apposita disposizione tutela inoltre le denominazioni riservate al latte e ai prodotti lattiero-caseari, vietandone l’utilizzo improprio per prodotti diversi da quelli previsti dalla normativa europea. Le attività alimentari devono quindi controllare la corrispondenza tra prodotti acquistati, documentazione, informazioni esposte e comunicazioni digitali. È necessario verificare i fornitori, conservare i documenti di provenienza, aggiornare le procedure HACCP e formare il personale incaricato degli acquisti, della vendita e della comunicazione. Una gestione accurata della filiera consente di prevenire violazioni, proteggere i consumatori e ridurre il rischio di conseguenze economiche, penali e reputazionali.


