Gli oli minerali esausti utilizzati nei motori a combustione interna rappresentano un rischio per la salute dei lavoratori, soprattutto a causa della possibile esposizione a sostanze cancerogene attraverso il contatto con la pelle. Il 7 ottobre 2026, l’INAIL ha pubblicato una nuova scheda tecnica dedicata alla valutazione dell’esposizione professionale, fornendo indicazioni sui rischi e sulle modalità di monitoraggio. La questione riguarda numerosi settori produttivi, tra cui trasporti, edilizia, agricoltura, industria meccanica e attività di manutenzione, con oltre un milione di lavoratori potenzialmente esposti in Italia.
Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dal Dlgs 81/2008, in particolare dal Titolo IX, Capo II, relativo alla protezione dai rischi connessi all’esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche per la riproduzione. Il Decreto interministeriale dell’11 febbraio 2021 ha inoltre inserito nell’allegato XLII i lavori che comportano la penetrazione cutanea degli oli minerali precedentemente utilizzati nei motori a combustione interna. La nuova pubblicazione non introduce ulteriori obblighi normativi, ma offre indicazioni tecniche per migliorare la valutazione e la gestione di un rischio professionale già disciplinato dalla legislazione vigente.
Oli minerali esausti: come valutare l’esposizione professionale
La valutazione dell’esposizione agli oli minerali esausti presenta alcune difficoltà legate alla composizione variabile di queste sostanze e all’assenza di specifici valori limite di esposizione professionale. Durante il funzionamento del motore, infatti, gli oli lubrificanti subiscono trasformazioni chimiche e possono accumulare contaminanti pericolosi, tra cui idrocarburi policiclici aromatici, alcuni dei quali presentano proprietà cancerogene. Il principale fattore di rischio riguarda il contatto ripetuto o prolungato con la pelle, che può verificarsi durante il cambio dell’olio, la manutenzione dei motori, la sostituzione dei filtri e la pulizia dei componenti meccanici. La scheda INAIL sottolinea l’importanza di individuare correttamente le modalità e la durata dell’esposizione, considerando le caratteristiche delle lavorazioni e le condizioni operative.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’assenza di indicatori biologici specificamente normati, che rende più complessa la misurazione dell’esposizione. Per questo motivo, i dati ottenuti attraverso il monitoraggio ambientale e biologico devono essere interpretati con attenzione, tenendo conto dei limiti dei metodi utilizzati. La valutazione non può quindi basarsi esclusivamente su misurazioni quantitative, ma deve considerare anche la frequenza dei contatti, le superfici cutanee esposte, le procedure lavorative e l’efficacia delle misure preventive. L’obiettivo è individuare le situazioni che possono determinare un’esposizione significativa e adottare interventi adeguati per ridurre il rischio cancerogeno.
Le misure di prevenzione per officine e attività di manutenzione
La gestione del rischio derivante dagli oli minerali esausti richiede un’attenta organizzazione delle attività lavorative e l’applicazione delle misure di prevenzione previste dal Dlgs 81/2008. Il datore di lavoro deve valutare l’esposizione nell’ambito del documento di valutazione dei rischi (DVR), individuando le mansioni interessate e le condizioni che possono favorire il contatto con gli oli contaminati. Particolare attenzione deve essere riservata alle officine meccaniche, alle aziende di trasporto e alle imprese che effettuano manutenzioni su veicoli, macchinari agricoli e attrezzature industriali.
Sul piano operativo, è fondamentale limitare il contatto diretto con gli oli esausti attraverso procedure di lavoro appropriate, strumenti idonei e dispositivi di protezione individuale, come guanti resistenti alle sostanze presenti. È inoltre necessario garantire adeguate condizioni igieniche, predisporre sistemi per la raccolta degli oli utilizzati ed evitare la contaminazione degli indumenti e delle superfici di lavoro. La formazione dei lavoratori deve comprendere informazioni sui rischi cancerogeni, sulle corrette modalità di manipolazione e sulle procedure da seguire in caso di contaminazione.
Nei casi previsti dalla normativa, devono inoltre essere applicate le disposizioni relative alla sorveglianza sanitaria e alla registrazione dell’esposizione professionale. Le indicazioni INAIL richiamano quindi l’importanza di una prevenzione basata non soltanto sull’utilizzo dei dispositivi di protezione, ma anche sulla corretta valutazione delle attività e sul controllo costante delle condizioni di lavoro. Per le imprese, adottare queste misure significa ridurre il rischio di malattie professionali e migliorare la tutela della salute dei lavoratori.


