Le posture statiche prolungate durante l’attività lavorativa rappresentano un fattore di rischio che deve essere considerato nell’ambito della valutazione prevista dal Dlgs 81/2008. L’articolo 28 stabilisce infatti che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, mentre l’articolo 15 individua tra le misure generali di tutela l’eliminazione o la riduzione dei rischi, l’organizzazione ergonomica del lavoro e la programmazione della prevenzione.
Ulteriori disposizioni riguardano le attività svolte al videoterminale, per le quali l’articolo 174 richiede un’analisi delle postazioni con particolare attenzione anche ai problemi legati alla postura e all’affaticamento fisico. Su questo quadro si inseriscono le indicazioni diffuse dall’Ispettorato nazionale del lavoro il 2 luglio 2026, dedicate ai rischi derivanti dalla permanenza prolungata in posizione seduta o in piedi. L’obiettivo è richiamare l’attenzione su condizioni molto diffuse negli ambienti di lavoro, che non devono essere considerate innocue soltanto perché non comportano movimentazione di carichi o attività fisicamente intense.
Le posture prolungate e i tempi da considerare nella valutazione
Le posture prolungate possono interessare attività molto diverse. La posizione seduta viene considerata prolungata quando viene mantenuta per almeno due ore consecutive oppure per più di cinque ore complessive nella giornata lavorativa. La posizione in piedi assume invece particolare rilevanza quando viene mantenuta per oltre un’ora consecutiva o per più di quattro ore complessive al giorno, soprattutto quando il lavoratore deve restare fermo nello stesso punto senza possibilità di muoversi o sedersi. La permanenza prolungata da seduti può favorire disturbi muscolo-scheletrici, problemi alla schiena, al collo e alle spalle e può essere associata anche a conseguenze cardiovascolari e metaboliche.
Anche la posizione eretta statica può determinare affaticamento, dolore agli arti inferiori e alla schiena, disturbi della circolazione e problemi venosi. La prevenzione non consiste quindi nel sostituire semplicemente il lavoro seduto con quello in piedi. L’elemento centrale è l’alternanza delle posture e la possibilità di introdurre movimento nel corso della giornata. Le indicazioni richiamano, tra le misure utili, pause brevi e frequenti, variazione dei compiti, postazioni regolabili e possibilità per il lavoratore di cambiare posizione in funzione dell’attività svolta.
L’organizzazione del lavoro deve favorire movimento e alternanza
Le imprese devono valutare le posture statiche considerando non soltanto la postazione fisica, ma anche durata dell’esposizione, mansioni, ritmi di lavoro, possibilità di effettuare pause e autonomia concessa al lavoratore nel modificare la propria posizione. La prima misura da adottare consiste, quando possibile, nell’eliminare o ridurre le attività che impongono una permanenza statica prolungata.
Quando ciò non è possibile, possono essere previste postazioni ergonomiche e regolabili, sedute adeguate, piani di lavoro correttamente dimensionati, rotazione dei compiti e pause che consentano di interrompere l’inattività. Per chi svolge prevalentemente attività da seduto è opportuno favorire cambi di posizione frequenti e momenti di movimento durante la giornata. Analogamente, nelle mansioni svolte prevalentemente in piedi deve essere garantita, quando compatibile con l’attività, la possibilità di muoversi, alternare la posizione o utilizzare una seduta.
Particolare attenzione deve essere rivolta ai lavoratori maggiormente vulnerabili, anche in relazione all’età, alle condizioni individuali e alla presenza di disturbi muscolo-scheletrici. Le sole attrezzature ergonomiche, tuttavia, non sono sufficienti quando l’organizzazione aziendale impedisce concretamente di cambiare postura. Per questo la valutazione dei rischi deve tradursi in misure tecniche e organizzative effettive, accompagnate da informazione e formazione dei lavoratori e da un aggiornamento del DVR quando cambiano mansioni, postazioni o modalità operative.


