La preparedness entra con maggiore chiarezza nella gestione organizzativa del rischio grazie al CWA 18390:2026, documento europeo di carattere volontario dedicato alle soluzioni per la preparazione alle catastrofi. Il CWA non costituisce una norma cogente, non introduce obblighi di certificazione e non sostituisce la legislazione applicabile, ma offre raccomandazioni operative per rendere strumenti, piattaforme, processi e conoscenze più ordinati, accessibili e utilizzabili nel tempo. Il suo campo di applicazione riguarda la fase di preparazione al rischio, cioè le attività necessarie per anticipare scenari critici, pianificare, coordinare, formare il personale, svolgere esercitazioni e condividere informazioni.
Non disciplina direttamente la prevenzione, la mitigazione, la risposta operativa o il recupero successivo all’evento. In ambito aziendale, il documento può integrare il sistema delineato dal Dlgs 81/2008, in particolare gli articoli 15 sulle misure generali di tutela, 18 sugli obblighi del datore di lavoro e dei dirigenti, 28 sulla valutazione dei rischi e 43 sulla gestione delle emergenze. Il riferimento può inoltre essere coordinato con i principi delle norme ISO 31000 sulla gestione del rischio e ISO 45001 sui sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.
La preparedness nel modello organizzativo del CWA 18390
La preparedness viene costruita attraverso un modello fondato su quattro dimensioni strettamente collegate: documentazione, governance, sostenibilità e interoperabilità. La documentazione richiede che ogni soluzione sia descritta con informazioni chiare su finalità, campo di utilizzo, responsabili, versione, limiti, dati impiegati e risultati attesi. La governance richiede di definire ruoli, responsabilità, modalità decisionali, controlli, aggiornamenti e passaggi di consegne, evitando che procedure o strumenti dipendano esclusivamente dalle conoscenze di singole persone. La sostenibilità riguarda l’intero ciclo di vita della soluzione, dalla progettazione alla sperimentazione, dall’utilizzo alla manutenzione, fino alla dismissione o all’archiviazione.
L’interoperabilità, infine, mira a rendere strumenti e informazioni compatibili con funzioni, sistemi e soggetti diversi. Tra le soluzioni considerate rientrano procedure operative, sistemi di comunicazione di emergenza, modelli di valutazione del rischio, piattaforme digitali, sistemi di allerta, strumenti di supporto alle decisioni, programmi formativi ed esercitazioni. Il documento valorizza anche il coinvolgimento dei soggetti interessati, la comunicazione accessibile, la condivisione delle conoscenze e il miglioramento continuo, con l’obiettivo di superare una gestione frammentata delle iniziative di preparazione.
Le ricadute operative sui sistemi HSE e sulla continuità
Le organizzazioni possono utilizzare il CWA 18390 come riferimento per verificare se i propri strumenti HSE siano realmente pronti a funzionare durante eventi complessi, compresi incidenti industriali, fenomeni naturali, interruzioni dei servizi essenziali o crisi con effetti concatenati. Il primo passaggio consiste nel censire procedure, software, piani, banche dati, sistemi di allarme, programmi di formazione e modalità di coordinamento già disponibili.
Per ciascun elemento devono essere individuati un responsabile, le regole di accesso, le modalità di manutenzione, la frequenza delle verifiche e i collegamenti con gli altri processi aziendali. È inoltre necessario controllare che le informazioni siano aggiornate, comprensibili e disponibili anche in condizioni di indisponibilità dei sistemi ordinari. Le esercitazioni permettono di verificare non soltanto la conoscenza delle procedure, ma anche la capacità delle diverse funzioni di comunicare, assumere decisioni e coordinarsi.
Per imprese e lavoratori, questo approccio può ridurre ritardi, sovrapposizioni e vuoti di responsabilità nelle emergenze, migliorando la protezione delle persone, dell’ambiente e delle attività produttive. L’adozione delle raccomandazioni resta volontaria, ma può rafforzare la qualità del sistema HSE, la memoria organizzativa e la continuità operativa, purché sia adattata ai rischi effettivi dell’organizzazione e sottoposta a riesame periodico.


