I giovani lavoratori rappresentano una componente sempre più rilevante nelle organizzazioni e richiedono strategie di prevenzione capaci di considerare esperienza, età, modalità di apprendimento e percezione individuale del pericolo. L’articolo 28 del Dlgs 81/2008 stabilisce che la valutazione debba riguardare tutti i rischi per la salute e la sicurezza, compresi quelli connessi alle differenze di età. Gli articoli 36 e 37 disciplinano invece gli obblighi di informazione, formazione e addestramento, che devono risultare adeguati ai rischi effettivi, alle mansioni svolte e alle conoscenze linguistiche dei lavoratori.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 maggio 2025, ha ridefinito durata, contenuti minimi e modalità dei percorsi formativi. Il rispetto formale di tali obblighi non è però sufficiente quando il lavoratore, pur conoscendo una regola, non riesce a riconoscere tempestivamente il pericolo o non si sente libero di segnalare una criticità.
I giovani lavoratori tra esperienza limitata e sottovalutazione
I giovani lavoratori possono risultare maggiormente esposti agli infortuni a causa della limitata esperienza operativa e della minore conoscenza dei processi aziendali. La percezione del rischio non coincide infatti con il rischio reale, ma dipende dal modo in cui ogni persona interpreta la probabilità e la gravità di un possibile danno. Un lavoratore appena inserito può conoscere teoricamente una procedura, ma avere difficoltà nel riconoscere segnali deboli, anomalie o condizioni che anticipano un evento pericoloso. A ciò può aggiungersi una sensazione di invulnerabilità, legata alla convinzione che un incidente sia poco probabile o possa riguardare soprattutto altri lavoratori.
Questo meccanismo non deve essere confuso con una mancanza volontaria di responsabilità, ma deve essere considerato nella progettazione delle attività formative. Un ulteriore elemento critico riguarda la difficoltà nel comunicare errori, dubbi o situazioni non conformi. Il timore di apparire inesperti, di rallentare il lavoro o di ricevere un giudizio negativo può spingere i neoassunti ad accettare richieste rischiose o a non chiedere chiarimenti. Il comportamento dei colleghi più esperti assume quindi un ruolo decisivo: se le regole vengono rispettate soltanto in presenza dei responsabili, il giovane lavoratore può assimilare rapidamente prassi scorrette come parte normale dell’attività.
La formazione partecipata rafforza la prevenzione aziendale
Le imprese devono adattare la prevenzione alle caratteristiche concrete dei lavoratori, evitando percorsi basati esclusivamente sulla trasmissione di norme e istruzioni. La formazione può diventare più efficace attraverso simulazioni, esercitazioni pratiche, analisi di situazioni reali e momenti di confronto sui rischi presenti nelle singole mansioni. Gli strumenti digitali, le brevi unità formative, le piattaforme interattive e le simulazioni virtuali possono favorire l’attenzione, ma devono essere integrate con l’addestramento sul campo e con una verifica effettiva delle competenze.
L’affiancamento iniziale da parte di lavoratori esperti permette di trasferire conoscenze operative, chiarire i limiti della mansione e mostrare concretamente i comportamenti corretti. È inoltre necessario costruire un ambiente nel quale segnalare un pericolo, fermare un’attività o chiedere spiegazioni non venga percepito come un segno di debolezza. Dirigenti e preposti devono dimostrare con il proprio comportamento che la sicurezza ha priorità rispetto alla velocità della produzione.
Coinvolgere i giovani nella definizione delle procedure, nella segnalazione dei mancati infortuni e nell’individuazione delle soluzioni aumenta il senso di responsabilità e rende le misure più comprensibili. La differenza generazionale può così diventare un’opportunità per rafforzare la cultura aziendale, unendo l’esperienza dei lavoratori più anziani alla familiarità delle nuove generazioni con strumenti digitali, apprendimento interattivo e partecipazione.


