Gli incentivi 2026 per l’occupazione giovanile e femminile sono disciplinati dagli articoli 1 e 2 del decreto legge 30 aprile 2026, n. 62, entrato in vigore il 1° maggio 2026. Le misure riconoscono ai datori di lavoro privati un esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali a loro carico, con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’INAIL, per determinate assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Le indicazioni applicative sono state definite dalle circolari INPS n. 55 e n. 57 del 14 maggio 2026, dedicate rispettivamente al bonus giovani e al bonus donne.
L’obiettivo è sostenere l’inserimento stabile delle persone che incontrano maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro, riducendo il costo contributivo sostenuto dalle imprese. I benefici sono riconosciuti entro i limiti delle risorse disponibili e nel rispetto del regolamento UE n. 651/2014 sugli aiuti compatibili con il mercato interno. Le agevolazioni non riguardano quindi qualsiasi assunzione, ma richiedono la verifica preventiva delle caratteristiche del lavoratore, del rapporto da instaurare e della situazione occupazionale dell’impresa.
Gli incentivi 2026 per giovani under 35 e lavoratrici
Gli incentivi destinati ai giovani riguardano le assunzioni a tempo indeterminato di persone che, alla data di instaurazione del rapporto, non abbiano ancora compiuto 35 anni e rientrino nelle categorie dei lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati previste dalla normativa europea. L’esonero copre il 100% della contribuzione datoriale, entro il limite ordinario di 500 euro mensili. Il massimale aumenta a 650 euro quando l’assunzione avviene presso una sede o un’unità produttiva situata nelle regioni comprese nella ZES unica. La durata è pari a 12 mesi per i lavoratori svantaggiati e può raggiungere 24 mesi per quelli molto svantaggiati.
Il bonus donne riguarda invece lavoratrici di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito per il periodo richiesto oppure appartenenti alle ulteriori categorie di svantaggio individuate dalla disciplina europea. In questo caso, l’esonero può arrivare a 650 euro mensili e aumenta fino a 800 euro quando la lavoratrice risiede, al momento dell’assunzione, in una regione della ZES unica. Anche per questa misura la durata varia da 12 a 24 mesi in base alla condizione di svantaggio. Sono ammessi i rapporti a tempo parziale, con riproporzionamento del beneficio, mentre restano esclusi i contratti a termine, l’apprendistato, il lavoro domestico, il lavoro intermittente e le prestazioni occasionali.
Le condizioni che le imprese devono verificare prima dell’assunzione
Le imprese interessate devono valutare con attenzione tutti i requisiti prima di procedere con l’assunzione e con la richiesta dell’agevolazione. Il beneficio è subordinato alla regolarità contributiva attestata dal DURC, al rispetto delle norme sul lavoro e sulla sicurezza, all’applicazione dei contratti collettivi di riferimento e ai principi generali previsti dall’articolo 31 del Dlgs 150/2015. Le assunzioni devono inoltre determinare un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori impiegati nei dodici mesi precedenti.
Il datore di lavoro non deve aver effettuato, nei sei mesi anteriori, licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva. Nei sei mesi successivi non può licenziare per motivi economici il lavoratore agevolato o un altro dipendente con la stessa qualifica impiegato nella medesima unità, pena la revoca dell’esonero e il recupero delle somme già utilizzate.
La domanda deve essere trasmessa attraverso il Portale delle agevolazioni INPS, indicando i dati dell’impresa, del lavoratore, del contratto, della retribuzione e dell’aliquota contributiva. Le agevolazioni non sono cumulabili con altri esoneri o riduzioni contributive riferiti alla quota datoriale, ma possono risultare compatibili con alcuni benefici fiscali. Una verifica preventiva consente quindi di programmare l’assunzione, stimare correttamente il risparmio e prevenire il rischio di perdita o restituzione dell’incentivo.


