I parapetti provvisori rappresentano una delle principali misure di protezione collettiva contro il rischio di caduta dall’alto nei cantieri e durante le lavorazioni in quota. Il riferimento legislativo resta il Dlgs 81/2008, mentre sul piano tecnico assume rilievo la UNI EN 13374:2025, che ha aggiornato requisiti, classificazione e metodi di prova dei sistemi temporanei di protezione dei bordi. Il Dlgs 81/2008 considera lavoro in quota l’attività che espone il lavoratore al rischio di caduta da un’altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile.
In particolare, l’art. 126 prescrive un robusto parapetto sui lati verso il vuoto di impalcati, ponti di servizio, passerelle e andatoie, mentre l’art. 146 disciplina la protezione delle aperture. La soglia dei 2 metri non rappresenta però l’unico elemento da considerare: la scelta della protezione deve sempre derivare dalla valutazione dei rischi, tenendo conto della configurazione del bordo, dell’attività svolta, delle condizioni ambientali e della possibilità di caduta.
Parapetti provvisori: come scegliere tra le classi A, B e C
I parapetti provvisori sono classificati dalla UNI EN 13374:2025 nelle classi A, B e C, individuate in funzione delle prestazioni richieste e delle caratteristiche della superficie di lavoro. La classe A è destinata principalmente a contrastare azioni statiche ed è indicata per superfici con inclinazione fino a 10 gradi. La classe B deve resistere anche ad azioni dinamiche di limitata intensità ed è utilizzabile fino a 30 gradi senza limitazioni dell’altezza di caduta oppure fino a 60 gradi quando l’altezza di caduta non supera 2 metri. La classe C è invece progettata per azioni dinamiche più elevate e può essere impiegata fino a 45 gradi senza limitazioni dell’altezza oppure fino a 60 gradi con altezza di caduta non superiore a 5 metri.
La scelta non può quindi basarsi soltanto sulla robustezza apparente del prodotto. Devono essere valutati anche il tipo di intervento, la pendenza della superficie, l’altezza potenziale di caduta, il materiale e la resistenza del supporto e il sistema di ancoraggio. Il parapetto deve inoltre essere considerato nel suo insieme: montanti, correnti, fermapiede, collegamenti e ancoraggi concorrono tutti alla sicurezza del sistema.
Montaggio, controlli e manutenzione per mantenere la protezione
Le imprese devono prestare particolare attenzione non soltanto alla scelta del parapetto, ma anche alle successive fasi di montaggio, utilizzo, controllo e smontaggio. Prima dell’installazione è necessario verificare l’integrità dei componenti, la classe del sistema, la compatibilità del fissaggio con il supporto, le condizioni della struttura e la disponibilità dei dispositivi di bloccaggio. Il montaggio deve rispettare le istruzioni previste per il sistema utilizzato e deve essere affidato a lavoratori adeguatamente informati, formati e addestrati.
Durante l’utilizzo il parapetto deve rimanere completo, stabile e conforme alla configurazione prevista, evitando rimozioni parziali o modifiche che possano creare varchi nella protezione. I controlli devono interessare stabilità dei montanti, continuità dei correnti, presenza del fermapiede, stato degli ancoraggi, eventuali deformazioni, corrosione e alterazioni del supporto. È opportuno ripetere le verifiche dopo il montaggio, prima della messa in servizio, periodicamente durante i lavori e dopo urti, vento intenso, spostamenti o modifiche del cantiere.
Anche lo smontaggio deve essere pianificato in modo da mantenere una protezione efficace fino all’ultima fase utile. Una corretta gestione dei parapetti provvisori permette quindi di ridurre concretamente il rischio di caduta, evitando che un dispositivo formalmente idoneo perda efficacia a causa di installazioni, modifiche o controlli inadeguati.


