La realtà virtuale assume un ruolo sempre più definito nella formazione e nell’addestramento in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il quadro normativo è stato rafforzato dalla Legge 11 marzo 2026, n. 34, che ha modificato l’art. 37, comma 5, del Dlgs 81/2008. La disposizione stabilisce che l’addestramento, effettuato da una persona esperta e sul luogo di lavoro, comprende la prova pratica per l’uso corretto e sicuro di attrezzature, macchine, impianti, sostanze e dispositivi di protezione, oltre alle esercitazioni sulle procedure di lavoro in sicurezza.
La novità consiste nella possibilità di svolgere gli interventi di addestramento anche mediante moderne tecnologie di simulazione in ambiente reale o virtuale. Gli interventi devono inoltre essere tracciati in un apposito registro, che può essere anche informatizzato. A questo si aggiunge l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, n. 59/CSR, che riconosce realtà virtuale, realtà aumentata, simulatori e strumenti di gamification tra le metodologie didattiche attive utilizzabili nei percorsi di formazione sulla sicurezza.
Realtà virtuale per simulare rischi e procedure di sicurezza
La realtà virtuale permette di ricostruire situazioni lavorative difficili o pericolose da riprodurre durante una normale attività formativa. Il lavoratore può essere inserito in uno scenario simulato nel quale deve riconoscere un pericolo, adottare una determinata procedura o utilizzare correttamente un’attrezzatura, senza essere realmente esposto al rischio. Questa metodologia può risultare particolarmente utile, ad esempio, nelle esercitazioni relative alla gestione delle emergenze, ai lavori in quota, agli spazi confinati, all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale o alla presenza di mezzi e attrezzature in movimento. Le simulazioni consentono inoltre di ripetere più volte una stessa operazione, osservare gli errori e verificare progressivamente la corretta applicazione delle procedure.
Le evidenze scientifiche analizzate negli ultimi anni indicano risultati positivi soprattutto nell’apprendimento di attività procedurali, nel riconoscimento dei pericoli e nello sviluppo della percezione del rischio. La realtà virtuale non deve però essere considerata automaticamente superiore a qualsiasi altra metodologia: per la trasmissione di contenuti prevalentemente teorici possono continuare a risultare adeguati anche gli strumenti formativi tradizionali.
La tecnologia integra la formazione senza sostituire gli obblighi
Le imprese possono quindi valutare l’impiego della realtà virtuale come strumento integrativo all’interno dei percorsi di formazione e addestramento, scegliendola quando risulta coerente con i rischi presenti e con gli obiettivi didattici. La possibilità di utilizzare ambienti simulati non elimina infatti gli obblighi previsti dal Dlgs 81/2008 né consente di sostituire indiscriminatamente le esercitazioni pratiche richieste dalla normativa.
Restano necessari una corretta progettazione dell’attività, la presenza dei soggetti competenti, la tracciabilità dell’addestramento e il rispetto delle specifiche modalità previste per i diversi percorsi formativi e abilitanti. Anche l’utilizzo dei dispositivi immersivi deve essere organizzato in modo adeguato, considerando durata delle sessioni, pause, spazi disponibili e condizioni di utilizzo.
Per le aziende, l’opportunità consiste soprattutto nella possibilità di affiancare agli strumenti tradizionali esperienze pratiche ripetibili e controllate, favorendo una maggiore partecipazione dei lavoratori e una più concreta comprensione delle conseguenze dei comportamenti non sicuri.


