Il rischio NaTech da sisma entra oggi con maggiore chiarezza nel perimetro della sicurezza industriale degli stabilimenti soggetti al Dlgs 105/2015, perché un terremoto non produce soltanto danni strutturali, ma può anche innescare incendi, esplosioni, dispersioni di sostanze pericolose ed effetti domino con conseguenze rilevanti su lavoratori, ambiente e popolazione. Il nuovo quaderno di ricerca INAIL dedicato a questo tema conferma un principio ormai centrale: nelle aree a sismicità significativa non è più sufficiente valutare separatamente il rischio naturale e quello tecnologico.
La gestione della prevenzione deve invece considerare il sisma come possibile fattore scatenante di incidenti rilevanti, integrando questa prospettiva nel rapporto di sicurezza, nel sistema di gestione della sicurezza, nel piano di emergenza interno e negli strumenti di pianificazione dell’emergenza esterna. Il quadro normativo di riferimento resta fondato sul Dlgs 105/2015, sulle NTC 2018 e sulla relativa circolare applicativa, con il supporto di ulteriori riferimenti tecnici utili alla verifica delle strutture, delle apparecchiature e delle reti impiantistiche più esposte. Il punto decisivo è che la conformità formale non basta: serve una lettura organica del sito produttivo, capace di collegare pericolosità sismica, vulnerabilità degli impianti ed esposizione delle funzioni critiche.
Rischio NaTech e criteri di valutazione negli stabilimenti Seveso
Il rischio NaTech viene descritto nel quaderno come il risultato dell’interazione tra tre fattori: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione. La pericolosità riguarda l’intensità attesa dell’evento sismico e richiede un’analisi accurata della domanda sismica di sito, evitando valutazioni semplificate che possano sottostimare gli effetti locali del terreno. La vulnerabilità riguarda invece la risposta di serbatoi, tubazioni, reattori, strutture di supporto, piperack e altri componenti essenziali, che in caso di sisma possono subire deformazioni, rotture, perdite di contenimento o collassi parziali con effetti anche molto diversi tra loro. L’esposizione, infine, misura il peso delle conseguenze possibili e impone di stabilire priorità di intervento non solo in base al danno atteso, ma anche alla criticità della funzione svolta, alla presenza di persone, alla continuità operativa e alla possibilità di propagazione dell’incidente.
In questa prospettiva, il documento propone un approccio graduale che parte dallo screening delle apparecchiature più sensibili e arriva, nei casi più complessi, all’uso di curve di fragilità, matrici di rischio e modelli di analisi in grado di stimare la probabilità di danno e la sua possibile evoluzione incidentale. È particolarmente rilevante il richiamo alla necessità di valutare gli stabilimenti esistenti non solo sotto il profilo della resistenza strutturale, ma anche rispetto alla capacità di mantenere condizioni di esercizio sicuro o di arresto controllato dopo un sisma. In questo senso la verifica tecnica non è un punto di arrivo, ma uno strumento decisionale che deve orientare miglioramenti, adeguamenti e misure di mitigazione.
Sensori, emergenza e obblighi organizzativi per le imprese
Le implicazioni pratiche per le imprese sono molto rilevanti, perché il rischio NaTech da sisma richiede una revisione concreta delle misure tecniche, organizzative e gestionali. La prima conseguenza è la necessità di individuare le apparecchiature critiche e definire una scala di priorità degli interventi, concentrando le risorse sugli elementi che combinano elevata esposizione e minore sicurezza sismica.
La seconda riguarda l’aggiornamento della gestione dell’emergenza, che non può limitarsi agli scenari incidentali tradizionali ma deve considerare anche il possibile deterioramento delle condizioni operative, i danni alle reti impiantistiche, la difficoltà di accesso alle aree coinvolte e il coordinamento con i soggetti pubblici chiamati a intervenire. La terza riguarda l’innovazione tecnologica, perché il quaderno valorizza l’impiego di sensori intelligenti, accelerometri, sistemi di rilevazione perdite, dispositivi wireless e droni per il monitoraggio post evento e per il supporto alle decisioni in condizioni critiche. Queste tecnologie non sostituiscono la prevenzione strutturale, ma possono rafforzare la capacità di allerta, contenimento e risposta.
Per i gestori degli stabilimenti, per i tecnici e per i soggetti coinvolti nelle verifiche, il messaggio è chiaro: la resilienza industriale in area sismica dipende dalla capacità di integrare analisi del rischio, manutenzione, pianificazione dell’emergenza, formazione, addestramento ed esercitazioni. Il rischio NaTech, quindi, non rappresenta un tema specialistico separato, ma una componente sempre più centrale della governance della sicurezza nei siti a incidente rilevante.


