circolare

Batterie a litio e rischio incendio, la prevenzione

Molto diffuse nella nostra quotidianità, le batterie a litio sono le batterie ricaricabili che troviamo nei nostri telefoni, nei computer e perfino nei veicoli elettrici.

Ogni batteria è composta da due elettrodi: il catodo ospita un composto di litio, mentre l’anodo un composto tipicamente carbonioso, come la grafite.

Purtroppo gli incendi causati da questo tipo di batterie sono in aumento anche sui luoghi di lavoro. Di seguito quindi un breve riassunto delle tecniche di prevenzione e valutazione del rischio.

Il ruolo degli estintori

Gli incendi causati dalle batterie a litio sono tra i più impegnativi da spegnere. Con la fuga termica infatti si innescano reazioni a catena che sviluppano altissime temperature con conseguenti incendi difficilmente estinguibili.

Fondamentale dunque intervenire prima possibile, ma soprattutto bloccare l’effetto del thermal runaway.

Per farlo, bisogna prevedere l’attuazione di misure di prevenzione e di protezione, sia attiva sia passiva, per ridurre il rischio di incendio a livelli che possano essere considerati accettabili.

Gli estintori in questo caso sono in grado di proteggere dai pericoli e danni causati dagli incendi delle batterie agli ioni di litio presenti in diversi dispositivi in ogni ambito, aziendale, industriale e domestico: smartphone, computer, tablet e altri.

La valutazione del rischio incendio causato dalle batterie a litio

Per quanto riguarda la valutazione del rischio, si parte da una fase di definizione preliminare dove vengono individuate le condizioni più rappresentative del rischio, l’individuazione dei pericoli e delle cause d’innesco.

Segue poi una fase di definizione della soluzione tecnica dove vengono individuate le misure preventive da mettere in atto e i sistemi di protezione antincendio da considerare.

Il ruolo del datore di lavoro

Alcune accortezza che il datore di lavoro deve mettere in pratica per prevenire il rischio incendio da batterie a litio:

  • verificarne la conformità rispetto alle specifiche del produttore (schede tecniche del prodotto);
  • non esporre ad alte temperature o a fonti di calore dirette o per un periodo di tempo prolungato (compresa la luce solare diretta);
  • evitare lo stoccaggio combinato con altri prodotti infiammabili;
  • protezione da cortocircuiti dei poli della batteria;
  • protezione da danni meccanici;
  • stoccare solo batterie con test di certificazione in conformità allo standard di sicurezza UN 38.3;
  • rimuovere immediatamente le batterie danneggiate o difettose.
fragili

Le patologie croniche che giustificano lo smartworking per i lavoratori fragili

Secondo quanto si legge nel Decreto Cura Italia, i lavoratori dipendenti pubblici e privati definiti ‘fragili’ e quindi in possesso di certifgere il laicazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, che attesti 

  • una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita;
  • il riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi della legge n.104/1992,

svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile o specifiche attività di formazione professionale anche da remoto. 

Con il Dl n.221/2022, si dispone la proroga di tale disposizione fino alla data di adozione di un decreto che disciplini e individui queste condizioni.

Fragili, chi può svolgere le prestazioni lavorative in modalità agile 

1) Pazienti fragili con marcata compromissione della risposta immunitaria:

  • trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva;
  • trapianto di cellule staminali ematopoietiche (entro 2 anni dal trapianto o in terapia
  • immunosoppressiva per malattia del trapianto contro l’ospite cronica);
  • attesa di trapianto d’organo;
  • terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CAR T);
  • patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi,
  • mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure;
  • immunodeficienze primitive (es. sindrome di DiGeorge, sindrome di Wiskott-Aldrich,
  • immunodeficienza comune variabile etc.);
  • immunodeficienze secondarie a trattamento farmacologico (es: terapia corticosteroidea ad
  • alto dosaggio protratta nel tempo, farmaci immunosoppressori, farmaci biologici con
  • rilevante impatto sulla funzionalità del sistema immunitario etc.);
  • dialisi e insufficienza renale cronica grave;
  • pregressa splenectomia;
  • sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) con conta dei linfociti T CD4+ < 200cellule/µl o sulla base di giudizio clinico.

2) Pazienti fragili che presentino 3 o più delle seguenti condizioni patologiche:

  • cardiopatia ischemica;
  • fibrillazione atriale;
  • scompenso cardiaco;
  • ictus;
  • diabete mellito;
  • bronco-pneumopatia ostruttiva cronica;
  • epatite cronica;
  • obesità.

La contemporanea presenza di esenzione alla vaccinazione per motivi sanitari e almeno una delle seguenti condizioni:

  • età maggiore di 60 anni;

condizioni di cui all’Allegato 2 della Circolare della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute n. 45886 dell’8 ottobre 2021.

amianto

Fondo vittime dell’amianto, cosa cambia con la Legge di Bilancio 2023

Nel marzo 1992, con l’approvazione della legge numero 257, l’Italia è stata uno dei primi Paesi al mondo a vietare l’estrazione, l’importazione, la lavorazione, l’utilizzo, la commercializzazione e l’esportazione dell’amianto e dei prodotti che lo contengono. 

Sebbene la sua grave nocività per la salute sia accertata da tempo, a distanza di oltre un quarto di secolo la questione amianto non può ancora essere considerata chiusa.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le persone ancora esposte nei luoghi di lavoro sono circa 125 milioni. Solo in Europa sono oltre 15mila le morti asbesto-correlate che avvengono ogni anno e l’amianto è responsabile di circa la metà di tutti i decessi per cancro sviluppati sul posto di lavoro. Ogni anno in Italia sono diagnosticati circa 1.500 casi di mesotelioma pleurico.

Fondo vittime dell’amianto. La novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2023

Tra gli strumenti utilizzati dall’Inail per garantire la tutela dei lavoratori rientra anche la prestazione aggiuntiva finanziata dal Fondo per le vittime dell’amianto, istituito presso l’Istituto dalla legge finanziaria del 2008 (n. 244/2007). Si tratta di un ulteriore indennizzo economico destinato ai titolari di rendite per malattie correlate all’esposizione e, in caso di morte, in favore dei loro eredi titolari di rendita a superstiti.

La Legge di Bilancio 2023 incrementa i trattamenti previsti dal Fondo per le vittime dell’amianto. 

Dal primo gennaio 2023 infatti è elevata dal 15 al 17% la rendita in godimento la prestazione aggiuntiva a carico dell’INAIL e da 10.000 a 15.000 euro la prestazione di importo fisso in favore dei malati di mesotelioma.

microRNA

Rischio sordità, i biomarcatori microRNA

Tra le cause di perdita dell’udito, c’è anche l’esposizione al rumore, nonché alle sostanze ototossiche presenti negli ambienti di vita e di lavoro.

Una scheda informativa dell’Inail riporta indicazioni sulle esposizioni multiple ad agenti ototossici, neurotossici e rumore in ambito occupazionale con riferimento ai microRNA quali biomarcatori innovativi. ‘Esposizioni multiple ad agenti ototossici, neurotossici e rumore in ambito occupazionale: i microrganismi quali biomarcatori innovativi effetto epigenetico’ è il titolo del documento. 

Esposizione ad agenti ototossici, i microRNA

I microRNA sono acidi nucleici di piccole dimensioni (20-22 nucleotidi) non codificanti e a singolo filamento, altamente conservati in diverse specie, presenti in diversi fluidi biologici (sangue, urina, saliva, liquido seminale, liquido amniotico), facili da isolare dai campioni dei soggetti esposti e responsabili della regolazione dell’espressione genica.

L’utilizzo di questi specifici biomarcatori epigenetici quali i microRNA “risulta molto promettente nella diagnosi precoce di diverse patologie dei lavoratori, come ad esempio l’ipoacusia occupazionale e le patologie neurodegenerative.

Sono stati effettuati, come si legge nel documento, “studi preliminari per l’identificazione dei microRNA, differenzialmente espressi rispetto ai controlli, in lavoratori esposti ai VOCs, nello specifico solventi (etilbenzene, stirene, xilene, toluene) e ad altre sostanze, come diluenti ed additivi, impiegati nell’attività di verniciatura nella cantieristica navale”. Ulteriori ricerche condotte su alcuni microRNA “hanno inoltre riguardato l’effetto sinergico dovuto alla co-esposizione a rumore e VOCs nell’indurre danni della funzionalità uditiva in relazione alla suscettibilità individuale dei lavoratori”.

Si indica poi che tra i biomarcatori valutati sono “da annoverare quelli di suscettibilità allo sviluppo del danno. Da questo punto di vista sono state eseguite le analisi dei polimorfismi genetici dei geni human 8-Oxoguanine DNA N-Glycosilase 1 (hOGG1) e X-Ray Repair Cross Complementing 1 (XRCC1), coinvolti nei meccanismi di riparazione del DNA”.

baia carico-scarico

Baia di carico-scarico, come funziona il sistema anticaduta dall’alto

I lavoratori dei centri logistici si trovano spesso nella condizione di dover salire sul cassone o sulla cisterna del mezzo per poter coadiuvare le operazioni di carico e scarico. Così facendo si espongo spesso al rischio di caduta con gravi conseguenze.

L’altezza in queste situazioni è tale da essere pericolosa ma non abbastanza da consentire l’uso di normali ancoraggi anticaduta. Il Dlgs 81/08 infatti, definisce ‘lavori in quota’ le attività lavorative che espongono i lavoratori al rischio caduta dall’alto da una quota posta ad un’altezza superiore a 2 metri rispetto ad un piano stabile.

Per questo motivo allora le baie di carico vengono progettate con piani di carico-scarico regolabili in base all’altezza del mezzo di trasporto.

Che cos’è la baia di carico-scarico

La baia di carico-scarico è un sistema anticaduta con ancoraggi lineari rigidi, composto da una struttura in carpenteria metallica, il binario anticaduta conforme alla norma EN 795 di tipo D ed il retrattile (con annesso il punto di ancoraggio scorrevole). Viene progettata per supportare l’esecuzione dei lavori su macchinari, veicoli o rimorchi o dove lo spazio calpestabile disponibile è ridotto.

Lo strumento è estremamente efficace nel limitare lo spazio di caduta e nel contempo consente la totale capacità di movimento lungo il percorso.

Principali componenti della baia di carico-scarico

I principali componenti della baia di carico-scarico sono:

  • Il binario di sicurezza: è un dispositivo anticaduta versatile che utilizza carrelli o ceste differenti, per far parte di un sistema a trattenuta o ad arresto caduta, oppure come supporto per lavori in sospensione in corda doppia. È certificato secondo la normativa EN 795 tipo D che tratta dei dispositivi di ancoraggio su rotaie rigide;
  • Il retrattile: è macchina elettrica che esegue gli spostamenti, le inversioni di marcia e le operazioni di sollevamento ritraendo il montante, ossia spostandolo verso il baricentro della macchina. È certificato secondo la normativa EN 360 che tratta dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto.
  • La struttura portante: viene progettata e dimensionata dall’ingegnere a seconda dei carichi che dovrà sostenere, ma su richiesta del cliente può essere anche personalizzata nella forma e verniciatura.
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