incendi

Incendi, stabilimenti industriali a rischio. Rischi e prevenzione

Il caldo eccessivo e la siccità, sempre più frequenti utimamente, possono contribuire ad aumentare il rischio di incendi della vegetazione. Incendi che non di rado coinvolgono anche insediamenti industriali con pericolo di incidente rilevante (Pir).

Fra questi, le industrie chimiche o petrolifere, i depositi di fitofarmaci, le distillerie e, in generale, le fabbriche che utilizzano o detengono specifiche sostanze pericolose.

A descrivere questa problematica è un fact sheet curato dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dit) dell’Inail.


Gli incendi di vegetazione all’esterno, l’analisi Inail

Partendo dall’analisi di incendi di vegetazione avvenuti all’esterno degli stabilimenti Pir, che hanno provocato principi di incendio in prossimità della recinzione oppure direttamente all’interno del sito produttivo, la scheda evidenzia le due classificazioni:

  • analizza gli elementi di pericolo e illustra le modalità di spegnimento effettuate con l’intervento della squadra di emergenza interna e con i Vigili del Fuoco;
  • indica le modalità di prevenzione da osservare, come attività di presidio e di diserbo delle aree verdi.

Discorso analogo nel caso di innesco da oggetti incandescenti, come tizzoni o pezzi di metallo provenienti da trattori o macchine agricole.

Gli incendi di vegetazione all’interno

Considerando quelli innescati all’interno dello stabilimento, tra le cause vi sono:

  • i lavori a caldo di saldatura con proiezione di scintille o di taglio di erba o altri materiali con combustione di sterpaglie presenti nell’area di lavoro;
  • il mancato controllo a fine lavoro, che non permette di rilevare la eventuale presenza di braci potenzialmente pericolose.

Cosa fare per prevenire eventuali incendi?

  • Mantenere le aree esterne agli stabilimenti Pir in condizioni ottimali di pulizia e di aratura periodica;
  • monitorare e controllare gli ambienti circostanti l’impianto in stagioni aride e in presenza di venti forti;
  • evitare di svolgere lavori a caldo vicino a terrapieni, aiuole e zone verdi.

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sindrome

Sindrome da visione al computer, alcuni rimedi

L’eccessiva esposizione alla luce blu del computer può comportare rischi per la vista. Tra questi la Sindrome da visione al computer

Per molte persone l’utilizzo del computer è indispensabile per ragioni di lavoro o di studio. Un’esposizione eccessiva alla luce blu però comporta dei rischi per la vista. Si parla in particolare di Sindrome da visione al computer. Tale sindrome è molto diffusa fra i professionisti che passano più di sei ore al computer.

I computer emettono la luce blu. La luce blu è composta da raggi luminosi più ricchi di radiazioni e quindi potenzialmente più dannosi per la retina. Inoltre, l’esposizione alla luce blu riduce anche la secrezione della melatonina, l’ormone che favorisce il sonno.

Quali sono i sintomi della Sindrome da visione al computer?

I sintomi più ricorrenti della Sindrome della visione da computer sono:

  • affaticamento degli occhi;
  • occhi rossi, secchi, arrossati;
  • mal di testa;
  • difficoltà nella messa a fuoco delle imagini;
  • dolori al collo, alle spalle, alla schiena.

Il sintomo più frequente è la secchezza oculare, soprattutto per chi porta le lenti a contatto.

Alcuni rimedi per la Sindrome da visione da computer

Alcune “regole” da mettere in atto per proteggere gli occhi:

  • Mantenere lo schermo del dispositivo ad una distanza di almeno 70-80 cm
  • Evitare riflessi provocati da fonti luminose esterne;
  • Regolare luminosità e contrasto dello schermo;
  • Fare regolarmente delle pause per riposare gli occhi;
  • Utilizzare lacrime artificiali;
  • Lo schermo deve essere inclinabile e facilmente orientabile;

È inoltre importante sottoporsi regolarmente a visite oculistiche per scongiurare patologie più gravi.


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Infortuni lavoro sito 1

Malattie professionali e infortuni, siglata convenzione Inail-Inl

Nell’ambito della Sicurezza sul lavoro, l’iniziativa vuole rendere più attiva la vigilanza nell’azione di contrasto agli infortuni e alle malattie professionali

Sottoscritta la convenzione di durata quinquennale che punta a rendere più efficace, attraverso l’utilizzo di alcune banche dati Inail, l’attività di vigilanza nell’azione di contrasto agli infortuni e alle malattie professionali.

L’accordo tra Inail e Inl consentirà infatti un utilizzo più proficuo delle informazioni sull’andamento infortunistico.

Malattie professionali e infortuni, la convenzione

L’accordo rientra tra le attività di rafforzamento del Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (Sinp), istituito dall’articolo 8 del decreto legislativo 81/2008.

Secondo l’accordo, il Sinp deve fornire dati utili per la pianificazione e valutazione dell’efficacia delle attività di prevenzione di infortuni e malattie professionali relativamente ai lavoratori, iscritti e non iscritti agli enti assicurativi pubblici.

L’accordo con l’Inl disciplina le modalità di accesso alle informazioni contenute negli archivi e nelle banche dati dell’Inail relative alle imprese assicurate e alle denunce di infortunio e malattia professionale.

Il servizio Flussi informativi, in particolare, permette la consultazione delle informazioni relative alle aziende assicurate con l’Inail e agli infortuni e alle malattie di origine professionale.

Il servizio Cruscotto infortuni invece raccoglie i dati che riguardano le denunce di infortunio pervenute telematicamente all’Istituto a partire dal 23 dicembre 2015 e quelli relativi alle comunicazioni di infortunio effettuate dal 12 ottobre 2017, ai soli fini statistici e informativi.

Attraverso il Registro delle esposizioni l’Inl potrà poi accedere ai dati dei Registri di esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni e ad agenti biologici, che riguardano gli agenti utilizzati, i lavoratori esposti, l’attività svolta dal dipendente e il valore dell’esposizione in termini di intensità, frequenza e durata.

L’obiettivo è di pianificare l’attività di vigilanza e le politiche di prevenzione a livello epidemiologico, anche nell’ottica di un completo programma di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali nei luoghi di lavoro.


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denunce di infortunio

Nel 2021 sono aumentate le denunce di infortuni sul lavoro e i casi mortali “tradizionali”, i dati Inail

Al netto dei casi da contagio, nel 2021 gli infortuni denunciati all’Inail sono aumentati rispetto all’anno precedente di circa il 20% e i casi mortali di quasi il 10%

L’analisi pubblicata sul nuovo numero del periodico statistico Dati Inail conferma il forte impatto della pandemia sul trend infortunistico. Il decremento dell’1,4% delle denunce di infortunio rilevato nel 2021 rispetto all’anno precedente e il calo del 19,2% dei casi mortali sono dovuti esclusivamente alla significativa contrazione dei contagi sul lavoro da Covid-19. I dati provvisori del 2022 indicano però un aggravamento del fenomeno.

Al netto dei casi da contagio, nel 2021 le denunce di infortuni rispetto all’anno precedente sono aumentate di circa il 20% e i casi mortali di quasi il 10%.

Le infezioni di origine professionale sono passate da 150mila a 50mila 

Nel 2021 si è assistito a una notevole diminuzione dei contagi di origine professionale (passati dai quasi 150mila del 2020 a circa 50mila), compresi quelli con esito mortale (da circa 600 a circa 200). C’è stata però una ripresa delle denunce tradizionali. Aumento rispetto ai dati del 2020, anno caratterizzato dal rallentamento, se non blocco totale, di molte attività produttive e dal massiccio ricorso allo smart working, con una conseguente e consistente riduzione degli infortuni tradizionali avvenuti sia in occasione di lavoro sia in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

Con la ripresa delle attività torna a crescere il rischio strada

L’incremento del ‘rischio strada’ nel 2021 si conferma anche tra gli infortuni in occasione di lavoro. I quasi 16mila incidenti che hanno coinvolto mezzi di trasporto, come quelli guidati da camionisti e tassisti, sono stati oltre duemila in più rispetto al 2020 (+17,4%).

Quasi la metà dei decessi sono avvenuti “fuori dell’azienda”

Gli infortuni riconosciuti sul lavoro nel 2021 sono stati 349mila 643 (il 62% del totale delle denunce), di cui circa il 17,4% avvenuto “fuori dell’azienda”, cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”.

Prendendo in considerazione solo i casi mortali, la stessa percentuale sale al 43,5%. Dei 1.361 decessi denunciati nel 2021, infatti, alla data dello scorso 30 aprile ne sono stati accertati positivamente 685 (57 sono ancora in istruttoria), di cui 298 avvenuti “fuori dell’azienda”.

Le percentuali di riconoscimento degli infortuni da Covid-19 hanno raggiunto circa l’88% nel 2020 e il 70% nel 2021 (66% e 53% per i casi mortali).

In occasione di lavoro l’86,2% degli infortuni riconosciuti 

Quasi 9 infortuni su 10 (86,2%) dei casi riconosciuti nel 2021 hanno riguardato infortuni avvenuti in occasione di lavoro. Una quota superiore a quella registrata negli anni precedenti la pandemia per effetto della concentrazione in questa modalità di accadimento dei contagi da Covid-19 di origine professionale.

Di conseguenza nel 2021 resta più bassa rispetto agli anni pre-pandemia la quota di infortuni in itinere accertati positivamente, pari al 13,8% del totale, percentuale comunque in ripresa rispetto a quella del 2020 (10,2%), su cui hanno inciso i blocchi alla circolazione stradale e il ricorso al lavoro agile.

L’incremento delle denunce per malattie professonali è del 22,8%, il 69% riguarda l’apparato muscolo-scheletrico

I dati del 2021 indicano un notevole aumento delle denunce di malattia professionale rispetto al 2020,

Le denunce di patologie lavoro-correlate nel 2021 sono state poco più di 55mila, in crescita del 22,8% rispetto alle circa 45mila del 2020 e in calo del 9,8% rispetto alle oltre 61mila del 2019.

L’aumento ha riguardato le malattie muscolo-scheletriche, che con poco più di 38mila casi, pari al 69% di tutte le denunce protocollate nel 2021, hanno registrato un +24,8% sul 2020; quelle del sistema nervoso, soprattutto sindromi del tunnel carpale, che sono state quasi settemila (+22,6%); le ipoacusie (circa quattromila, +22,1%); i tumori (circa 1.800, +5,9%). Mentre le patologie respiratorie denunciate sono state poco meno di 1.800, in calo dell’8,1% rispetto all’anno precedente.

I lavoratori in malattia sono più di 38mila

Dall’analisi territoriale emergono aumenti delle malattie denunciate in tutte le aree del Paese. L’incremento maggiore è quello rilevato nel nord-est (+29,3%) seguito da sud (+26,4%), nord-ovest (+22,9%), centro (+22,2%) e isole (+6,2%).

A livello regionale gli aumenti più significativi hanno interessato la Provincia autonoma di Bolzano (+75,4%), il Molise (+60,9%), la Puglia (+48,3%), la Basilicata (+43,2%) e il Piemonte (41,2%). 

La percentuale di riconoscimento della causa professionale dei casi protocollati nel 2021 al momento è pari al 37,2%, mentre il 5,7% è ancora in istruttoria. 

Il numero di denunce si riferisce a quello delle patologie segnalate e non a quello dei soggetti che le hanno denunciate, che sono oltre 38mila, di cui il 40,3% con causa professionale riconosciuta.

I lavoratori con malattia asbesto-correlata riconosciuta sono stati 948, quelli deceduti nel 2021 con riconoscimento di malattia professionale 820 (il 23,6% in meno rispetto all’anno precedente), di cui 154 per silicosi/asbestosi.


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amianto unasf

Amianto, pubblicata la norma per il censimento negli edifici, nelle macchine e negli impianti

La norma Uni propone uno specifico metodo per il riconoscimento e la classificazione dei manufatti contenenti amianto

La presenza di manufatti contenenti amianto negli ambienti di vita e di lavoro rappresenta ancora oggi una realtà diffusa.

A illustrare un corretto percorso di riconoscimento e di classificazione di questi materiali nel settore edile e nell’impiantistica industriale interviene la norma Uni 11870:2022, Materiali contenenti amianto – Criteri e metodi per l’individuazione e il censimento nelle strutture edilizie, nelle macchine e negli impianti, pubblicata il 14 luglio scorso.

Il censimento dell’amianto, il percorso metodologico

Secondo la legislazione vigente spetta al datore di lavoro o al proprietario di un edificio individuare i materiali contenenti amianto al fine di mettere in atto le misure di prevenzione e protezione più adeguate.

Senza tale verifica, potrebbero esserci gravissime ripercussioni. Per questo la norma Uni propone uno specifico percorso metodologico.

Le fasi vanno dall’individuazione degli addetti al censimento e dalle attività preliminari, fino alla definizione del piano di campionamento, alla realizzazione del censimento e all’elaborazione dei dati con la redazione della relazione finale.

All’Inail il coordinamento del gruppo di lavoro tecnico di stesura della norma

Nell’ambito dell’Uni, l’Inail ha fortemente sollecitato l’esigenza di una normazione tecnica in materia. All’elaborazione della norma hanno partecipato i professionisti della Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp) dell’Istituto, che ha coordinato il gruppo tecnico di lavoro, con i ricercatori del Dipartimento innovazioni tecnologiche.

Sul sito dell’Istituto è possibile consultare una panoramica aggiornata relativa all’amianto, con approfondimenti specifici su caratteristiche, valutazione del rischio, misure di prevenzione e protezione.


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