Diossine negli alimenti: nuovi riferimenti per più sicurezza

Diossine negli alimenti: nuovi riferimenti per più sicurezza

Le diossine negli alimenti e i PCB diossina-simili rappresentano contaminanti ambientali persistenti che possono accumularsi nella catena alimentare, soprattutto nei tessuti grassi degli animali. La nuova valutazione scientifica europea aggiorna il quadro definito nel 2018 e tiene conto dei fattori di equivalenza tossica revisionati nel 2022 dall’Organizzazione mondiale della sanità, utilizzati per esprimere in modo unitario la tossicità delle diverse sostanze. Il riferimento normativo principale resta il regolamento UE 2023/915, che stabilisce i tenori massimi di alcuni contaminanti negli alimenti e dedica la sezione 4.1 dell’allegato I a diossine e PCB. 

I prodotti che superano i valori previsti non possono essere immessi sul mercato, utilizzati come materie prime o impiegati come ingredienti. Il regolamento UE 2017/644 disciplina invece i metodi di campionamento e analisi per i controlli ufficiali e per le verifiche condotte dagli operatori alimentari. La nuova dose settimanale tollerabile non modifica automaticamente questi limiti legali, ma costituisce una base scientifica aggiornata che potrà orientare le future decisioni europee in materia di prevenzione, controllo e gestione del rischio alimentare.

Diossine e PCB: la nuova dose settimanale tollerabile

La nuova valutazione fissa la dose settimanale tollerabile per l’esposizione combinata a diossine e PCB diossina-simili a 0,6 picogrammi di equivalente tossico per chilogrammo di peso corporeo. Il valore è circa tre volte inferiore rispetto al riferimento adottato nel 2018, sebbene il confronto debba considerare il passaggio dai fattori di equivalenza tossica del 2005 a quelli aggiornati nel 2022. I nuovi parametri modificano anche le stime dell’esposizione alimentare, riducendole indicativamente tra il 27% e il 35% rispetto ai calcoli precedenti. 

Nonostante tale correzione, l’assunzione stimata attraverso la dieta continua a superare la nuova soglia in tutte le fasce di età della popolazione europea, con livelli più elevati tra bambini e ragazzi. L’attenzione riguarda in particolare gli effetti che un’esposizione prolungata può determinare durante lo sviluppo prenatale e nelle prime fasi della vita. Le sostanze interessate derivano da processi industriali e di combustione oppure da impieghi storici di composti oggi vietati o fortemente limitati. La loro elevata persistenza ambientale favorisce il trasferimento lungo la catena alimentare. Pesce, carne, latte, uova e relativi derivati possono contribuire maggiormente all’esposizione, senza che ciò comporti la necessità di escluderli dalla dieta: varietà alimentare, controlli efficaci e riduzione delle contaminazioni alla fonte restano gli strumenti centrali di prevenzione.

I controlli richiesti alle imprese della filiera alimentare

Le imprese alimentari devono considerare la nuova valutazione come un’indicazione rilevante per rafforzare l’autocontrollo e verificare l’adeguatezza delle misure applicate lungo la filiera. Gli operatori sono tenuti a rispettare i tenori massimi previsti dalla normativa europea, individuando le materie prime e i prodotti maggiormente esposti al rischio di contaminazione. Le procedure basate sui principi HACCP devono valutare provenienza, caratteristiche degli alimenti, affidabilità dei fornitori, risultati analitici e possibili fonti ambientali. 

Nei comparti più sensibili può risultare necessario programmare campionamenti mirati, richiedere certificazioni e rapporti di prova, definire criteri di accettazione delle forniture e assicurare la piena rintracciabilità dei lotti. In presenza di un superamento, l’alimento non conforme deve essere gestito secondo le procedure previste, impedendone l’immissione sul mercato e attivando le comunicazioni alle autorità competenti quando richiesto. 

La revisione scientifica potrebbe inoltre condurre a futuri aggiornamenti dei tenori massimi o delle indicazioni rivolte ai consumatori. Per le imprese diventa quindi essenziale seguire l’evoluzione normativa, aggiornare l’analisi dei pericoli e formare il personale addetto ai controlli. Un sistema documentato e proporzionato al rischio permette di tutelare i consumatori, ridurre le non conformità e dimostrare l’effettiva applicazione delle misure di sicurezza alimentare.

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