La manutenzione degli impianti fotovoltaici assume un ruolo centrale nella prevenzione degli incendi dopo l’aggiornamento introdotto dalla nota n. 14030 del 1° settembre 2025 del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. La linea guida sostituisce il precedente riferimento tecnico del 2012 e disciplina progettazione, installazione, esercizio e manutenzione degli impianti con tensione nominale in corrente continua non superiore a 1.500 V, collocati all’interno o a servizio di attività soggette ai controlli previsti dal Dpr 151/2011. Gli impianti fotovoltaici non costituiscono autonomamente un’attività soggetta, ma la loro installazione presso un’attività esistente rappresenta una modifica rilevante ai fini della sicurezza antincendio.
Il responsabile deve quindi valutare l’eventuale aggravio delle condizioni preesistenti e attivare le procedure previste dagli articoli 3 e 4 del Dpr 151/2011, secondo la categoria dell’attività e l’esito della valutazione. Il Dm 7 agosto 2012 regola la documentazione per la valutazione dei progetti e per la segnalazione certificata di inizio attività, mentre l’articolo 3 del Dm 1° settembre 2021 richiede la registrazione dei controlli e degli interventi effettuati sugli impianti e sulle attrezzature antincendio. La pubblicazione della linea guida non determina comunque un adeguamento indistinto di tutti gli impianti esistenti, poiché gli interventi devono essere valutati in rapporto alle caratteristiche dell’impianto e alle risultanze della valutazione del rischio incendio.
La manutenzione programmata secondo la linea guida VVF
La manutenzione non può essere considerata un controllo occasionale limitato alla produzione di energia, ma deve diventare un processo programmato, documentato e collegato alla gestione del rischio incendio. Nel registro dei controlli devono essere riportati lo stato iniziale dell’impianto, la presenza di moduli danneggiati o con microfratture, eventuali deformazioni, condensa, ombreggiamenti significativi e interventi di revamping con sostituzione di moduli o inverter. Devono inoltre risultare il piano di pulizia, la presenza di sistemi di monitoraggio continuo, le attività già svolte, quelle pianificate e le caratteristiche degli accessi necessari per la manutenzione e per le operazioni di emergenza.
La linea guida richiede anche ispezioni termografiche periodiche, da eseguire secondo i criteri tecnici applicabili e tenendo conto degli eventuali sistemi di monitoraggio attivo o predittivo. La termografia consente di individuare surriscaldamenti, anomalie nei collegamenti, differenze di temperatura tra moduli e possibili punti caldi non sempre visibili durante un controllo ordinario. La frequenza non è identica per ogni impianto, ma deve essere coordinata con le norme tecniche applicabili, le indicazioni del costruttore, le condizioni di esercizio e gli esiti delle verifiche precedenti. Devono infine essere predisposti il manuale di uso e manutenzione e il progetto firmato da un tecnico abilitato.
Le verifiche biennali e gli adempimenti per le imprese
Le imprese devono organizzare un programma di controllo coerente con le caratteristiche dell’impianto, dell’edificio e dell’attività svolta. Le verifiche ai fini del rischio incendio devono essere eseguite e documentate dopo ogni trasformazione, ampliamento o modifica e, in ogni caso, almeno una volta ogni due anni. L’attenzione deve concentrarsi sui sistemi di giunzione e serraggio, sui cablaggi, sugli inverter, sui quadri, sugli ombreggiamenti localizzati e sulla possibile formazione di punti caldi.
La gestione operativa dovrebbe comprendere anche il controllo dell’integrità dei moduli e delle strutture di supporto, dell’efficienza dei dispositivi di protezione e sezionamento, della leggibilità della segnaletica e dell’accessibilità delle apparecchiature. Il datore di lavoro deve inoltre garantire che le attività siano affidate a personale competente e svolte in condizioni sicure, valutando i rischi elettrici, il lavoro in quota e le possibili interferenze con altre lavorazioni.
Una documentazione ordinata permette di ricostruire la storia dell’impianto, programmare gli interventi prima che le anomalie si aggravino e fornire informazioni utili durante le operazioni di soccorso. La manutenzione diventa quindi parte integrante della prevenzione aziendale, contribuendo a ridurre il rischio di innesco, a proteggere i lavoratori e a mantenere nel tempo l’affidabilità dell’impianto.


