Posture statiche al lavoro: prevenzione, tutela della salute

Posture statiche al lavoro: prevenzione, tutela della salute

Le posture statiche mantenute a lungo durante l’attività lavorativa rappresentano un rischio ergonomico che deve essere considerato nell’organizzazione della prevenzione aziendale. La scheda informativa resa disponibile dall’Ispettorato nazionale del lavoro richiama l’attenzione sia sulla permanenza prolungata in posizione seduta sia sulla posizione eretta mantenuta senza adeguate possibilità di movimento. Il quadro normativo di riferimento resta il Dlgs 81/2008. L’articolo 17 attribuisce al datore di lavoro l’obbligo non delegabile di valutare tutti i rischi, mentre l’articolo 28 richiede che il documento di valutazione analizzi ogni pericolo per la salute e la sicurezza presente durante l’attività lavorativa. 

L’articolo 15 include inoltre il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella progettazione delle postazioni, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi produttivi. Per il lavoro al videoterminale trovano applicazione anche il titolo VII, l’articolo 175 e l’allegato XXXIV, che prevedono interruzioni attraverso pause o cambi di attività e requisiti ergonomici per postazioni, sedute, schermi e piani di lavoro.

Posture statiche: soglie indicative e rischi per la salute

Le posture statiche diventano particolarmente critiche quando il lavoratore rimane seduto per almeno due ore consecutive o per oltre cinque ore complessive nella giornata. La posizione in piedi è invece considerata prolungata quando viene mantenuta per più di un’ora senza interruzioni o per oltre quattro ore al giorno, soprattutto se il lavoratore è costretto a restare nello stesso punto senza potersi muovere o sedere. Questi valori costituiscono riferimenti tecnici e preventivi e non nuovi limiti legislativi automaticamente sanzionabili. La permanenza seduta è associata a un ridotto dispendio energetico e a un lavoro muscolare statico necessario per mantenere la stessa posizione. 

Può favorire disturbi alla schiena, al collo e alle spalle, oltre a essere collegata a problemi cardiovascolari, metabolici e circolatori. Anche la posizione eretta non deve essere considerata automaticamente più salutare. Quando viene mantenuta senza movimento può provocare affaticamento, lombalgia, dolori agli arti inferiori, gonfiore, problemi venosi e disturbi a ginocchia, caviglie e piedi. La prevenzione non consiste quindi nel sostituire semplicemente la posizione seduta con quella in piedi, ma nell’alternare le posture e introdurre movimento durante il turno.

Le misure organizzative da integrare nella valutazione dei rischi

Le imprese devono verificare se le mansioni svolte espongano i lavoratori a posture prolungate, considerando durata, frequenza, possibilità di movimento, caratteristiche della postazione e condizioni individuali. Le indicazioni preventive suggeriscono di non trascorrere seduti più della metà della giornata lavorativa, di alzarsi almeno ogni venti o trenta minuti e di interrompere con almeno dieci minuti di movimento un periodo di due ore consecutive in posizione seduta. Per il lavoro in piedi occorre evitare permanenze superiori a un’ora continuativa e prevedere occasioni per sedersi, camminare o cambiare attività. 

Le misure più efficaci riguardano innanzitutto l’organizzazione del lavoro: rotazione delle mansioni, pause adeguate, tempi massimi di esposizione e maggiore autonomia nella variazione della postura. Devono essere adottate anche soluzioni tecniche, come sedie e scrivanie regolabili, sgabelli, appoggi, tappetini ergonomici e postazioni dimensionate sulle caratteristiche dei lavoratori. La formazione deve spiegare come utilizzare correttamente le attrezzature e riconoscere i primi segnali di affaticamento. 

Il coinvolgimento dei lavoratori permette infine di individuare criticità che potrebbero non emergere dalla sola osservazione della postazione. Una valutazione concreta delle attività, aggiornata nel tempo, consente di prevenire i disturbi muscolo-scheletrici e di costruire ambienti più dinamici, sostenibili e adatti alle esigenze delle persone.

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